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Shopping senza contanti

di Gianni Trovati

Tra le categorie chiamate a fare i conti con i primi effetti del decreto «salva-Italia» c'è la clientela, spesso straniera, che in queste settimane visita i negozi della moda e del lusso. Dopo aver superato tra borse, scarpe e orologi il tetto dei mille euro, in tanti sfoderano alla cassa un pacchetto di contanti e osservano, più o meno stupiti, il «no» gentile ma fermo del commesso: la lotta all'evasione rilanciata dalla manovra vieta pagamenti a quattro cifre in contanti.
Lo stesso pacchetto di limiti è destinato a cambiare le abitudini anche ad altre categorie meno fortunate, già prima di Capodanno quando entrerà in vigore il grosso della manovra Monti. Gli interventi hanno già chiuso le porte ai pagamenti nelle Pubbliche amministrazioni sopra i 500 euro, e lo stesso tetto si applica ai debiti nei confronti dei fornitori. Per accrediti superiori, occorre passare sempre dal conto corrente del beneficiario o da altri strumenti bancari analoghi. Dopo le polemiche legate alla prima versione della manovra, il tetto per il pagamento cash delle pensioni è invece salito a mille euro, per cui una larga fetta dei pensionati abituati a ritirare ogni mese il "solido" contante in posta potrà continuare a farlo anche questa volta.
Ma gli effetti della nuova stretta al contante non si avvertono solo dalle parti delle casse di negozi e uffici pubblici. Molti titolari di contratti d'affitto, per esempio, sono costretti ora a cambiare lo strumento di garanzia previsto nel contratto del proprietario: in molti casi, infatti, invece della fideiussione si è preferito aprire un libretto al portatore, in genere più conveniente, che di solito è pari alla somma dovuta di canone per tre mesi. Il tetto dei mille euro, che si applica anche a questi strumenti, di conseguenza costringe ora molti a cambiare strada entro il 31 dicembre.
La prima tranche in ordine di applicazione delle novità varate dal Governo tecnico impegna in queste settimane anche i gestori di bilanci più complessi di quelli famigliari, sia nelle imprese sia nella pubblica amministrazione. Sul primo fronte, il tema chiave è quello dell'Ace, l'incentivo fiscale alla capitalizzazione, che può cambiare le strategie sull'utile accantonato nel 2010. La sua mancata distribuzione, infatti, potenzia gli effetti dell'Ace (più limitate invece sono le conseguenze di eventuali aumenti di capitale, perché il beneficio è calcolato pro rata); va però considerato che le persone fisiche titolari di partecipazioni non qualificate (cioè inferiori al 20%) oggi pagherebbero su queste somme un'imposta del 12,5%, mentre dal 1° gennaio la richiesta del Fisco si alzerà al 20 per cento.
Rivoluzione Imu e mancata definizione dei criteri di distribuzione per il fondo di riequilibrio, invece, trasformano in un rebus i bilanci 2012 degli enti locali. Andrebbero approvati entro fine anno, ma proprio le troppe incognite sul tavolo aumentano le chance di una proroga del termine; già domani potrebbe essere deciso lo slittamento al 31 marzo.

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