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Shopping Bce su Italia, Germania e Francia

Il Qe è partito. Dopo gli annunci informali, e quelli ufficiali, ieri Mario Draghi ha premuto il grilletto del «Bazooka». Per tutta la giornata si sono rincorse voci su quali le banche centrali dell’Eurosistema già in pista per lo shopping. E quali i titoli di Stato oggetto d’acquisto. In molti hanno sottolineato che la Bundesbank e la Banca di Francia (oltre agli istituti centrali di Belgio, Austria e Olanda) sono state piuttosto attive. Parigi ha così spinto le quotazioni dei suoi governativi (Oat e Btan). La stessa Francoforte (che peraltro ha confermato l’avvio dello shopping) si sarebbe mossa su diverse scadenze. 
A fronte di ciò non stupisce che, ad esempio, il rendimento del Bund a 10 anni sia sceso allo 0,31% (era lo 0,39% venerdì scorso). La dinamica, a ben vedere, è stata la principale causa del leggero rialzo dello spread tra Roma e Berlino. Il differenziale infatti è aumentato a 98 punti base (91,8 il livello dell’ultimo fine settimana).
Ciò detto, però, il tasso dello stesso buono italiano è diminuito (1,29% contro l’1,31%). Qui, secondo Bloomberg, sarebbe stata l’Eurotower a comprare. Bankitalia, comunque, ha comunicato che acquisterà bond italiani per 130 miliardi. Quindi, includendo le operazioni fatte dalla Bce, lo shopping complessivo sul nostro debito pubblico salirà a circa 150 miliardi.
Da Roma a Madrid. Nella penisola iberica l’andamento di ribasso del tasso decennale non c’è stato. Il rendimento del Bonos 2025, infatti, è rimasto invariato (1,27%) il che ha fatto salire maggiormente lo spread sul Bund, arrivato a 96 punti base rispetto agli 88 di venerdì scorso.
Al di là dei vari yield, altro elemento di discussione è stato l’ammontare dei singoli contratti. Ebbene, alcuni operatori hanno sottolineato che, ad esempio, la Bundesbank avrebbe realizzato operazioni da 10-25 milioni ciascuna sulle scadenze fino a 15 anni. Mentre si sarebbe arrivati a 20-25 milioni per la duration a 30 anni. Si tratta, a ben vedere, di contratti non di grande ammontare. Alcuni esperti, proprio sulla base di simili numeri, hanno azzardato la considerazione che la Bce potrebbe trovarsi ad affrontare un mercato poco liquido. L’ipotesi è stata già sottolineata in passato. E però, allo stato attuale, è presto per trarre conclusioni. Solamente la settimana prossima, quando verrà pubblicato il primo report dell’Eurotower sugli acquisti, potranno farsi le prime valutazioni.
Quelle valutazioni che, invece, possono già definirsi sul fronte della Grecia. La Bce ha indicato che, allo stato attuale, non farà rientrare i titoli ellenici nel Qe. Ieri c’è stata la riunione dell’Eurogruppo che, al solito, ha usato il bastone e la carota con il governo presieduto da Tsipras. Da un lato, considerando insufficienti le proposte greche per sbloccare l’ultima tranche di prestiti, ha inviato Atene a non perdere tempo. Dall’altra, ha indicato la volontà di non rompere le trattative. I mercati, dal canto loro, mantengono il loro scetticismo. La curva dei rendimenti greca, infatti, è ancora fortemente invertita: il tasso del titolo ad 1 mese ha chiuso ieri al 7,7%; la scadenza a 2 anni, invece, vantava uno yield del 16% mentre il decennale pagava il rendimento del 10%.
Anche sul fronte azionario non sono state rose e fiori. La Borsa di Atene ha lasciato sul parterre il 4,18%. Una dinamica che in parte ha «contagiato» gli altri listini europei. Questi, con l’unica eccezione di Piazza Affari (+0,57%) e Francoforte (+0,27%), hanno archiviato la seduta in rosso. La peggiore è stata Parigi (-0,55%) seguita a ruota da Londra (-0,51%) e Madrid (-0,34%).
Fin qui le considerazioni sul reddito fisso e l’azionario. Quale, però, l’andamento nel mondo della valute? La divisa unica, per tutta la seduta, è stata piuttosto volatile. Nella nottata era scesa sui minimi a 1,082; poi è tornata sopra 1,09 verso il dollaro; infine è ricaduta in chiusura intorno a 1,086.
Oggi, comunque, sarà il secondo giorno di Qe. L’attesa, al di là dei titoli di Stato, è per la produzione industriale in Italia e Francia
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