Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Shock fiscale, manovra da almeno 23 miliardi

Con lo shock fiscale annunciato da Matteo Renzi la composizione della manovra d’autunno cambia e il suo importo sale al momento fino a 23 miliardi minimi. Un saldo dal quale restano per ora escluse tre voci importanti: il rinnovo dei contratti pubblici imposto dalla sentenza della Corte costituzionale (dovrebbe essere pubblicata entro una decina di giorni), gli eventuali interventi su pensioni flessibili e povertà e l’ancora incerta proroga degli sgravi contributivi sulle assunzioni, che potrebbero far lievitare la prossima “stabilità” a 27-28 miliardi.
I tecnici dell’Economia e di palazzo Chigi stanno lavorando in queste ore sui seguenti addendi: 16,8 miliardi sul 2016 per disinnescare le clausole fiscali di salvaguardia (Iva, accise e la reverse charge sulla grande distribuzione), 4,2-4,3 miliardi per gli interventi su Imu agricola, imbullonati e la cancellazione della Tasi sulla prima casa (forse con criteri selettivi per allargare il bacino delle case di lusso che resterebbero soggette all’imposta e lasciando in vita il progetto della “local tax”). A queste cifre si aggiungono i 400 milioni di maggiori copertura da reperire sulla spesa previdenziale legata alla perequazioni (l’altra sentenza della Corte di fine aprile).
Da queste prime grandi cifre è escluso, come detto, l’onere per il rinnovo dei contratti pubblici (si parla di circa 1,5 miliardi solo sul 2016), visto che negli attuali tendenziali Def è previsto solo il recupero della vacanza contrattuale. E fuori è pure il “pacchetto Welfare”, su cui il Governo prenderà una decisione a settembre (tra le ipotesi un intervento da 2-3 miliardi): in ballo c’è la flessibilità sulle pensioni e ammortizzatori di ultima istanza per disoccupati over 55enni. E fuori restano pure le spese indifferibili, da puntualizzare nella fase finale dell’anno.
Punto fermo sul fronte delle coperture resta la spending review, che l’anno venturo garantirà 10 miliardi (revisione delle tax expenditures compresa). Il Governo potrà attingere, ma non in via strutturale, anche dal flusso di gettito atteso dalla voluntary disclosure. Un soccorso importante per palazzo Chigi potrebbe arrivare dal nuovo quadro macroeconomico, dopo che Bankitalia ha innalzato la sua stima sul Pil 2016 all’1,5% (il Def è fermo all’1,4%). Ma una fetta consistente delle risorse necessarie dovrà arrivare dalla trattativa con Bruxelles sui margini di flessibilità ulteriori rispetto a quelli già concessi a maggio: lo 0,25% al posto dello 0,9% di correzione sull’obiettivo di medio termine 2015 per il deficit e 0,1 invece di 0,5% su quello del 2016. La nuova partita punterebbe a ottenere il via libera all’utilizzo di un altro 0,4-0,5% sull’obiettivo deficit 2016 che salirebbe dal previsto 1,8% al 2,2-2,3% liberando 7-8 miliardi. Un via libera concesso in cambio della garanzia di un debito comunque in discesa e un deficit nominale al di sotto del 3 per cento. L’impatto delle riforme strutturali previsto nel quadro programmatico è di un decimo di punto nel 2018 e due decimi nel 2019: in virtù di queste misure è stata concessa la clausola e si tratta ora di capire come verrà concordato il nuovo margine di flessibilità .
Gli interventi fiscali sono «la via giusta» ha detto ieri il sottosegretario agli Affari Ue, Sandro Gozi, assicurando che «convinceremo anche le istituzione europee». Ma anche l’ex commissario alla spesa Carlo Cottarelli (ora Fmi) ha spiegato che l’Ue potrebbe accettare un allentamento degli impegni sul deficit in cambio delle riforme, restando comunque sotto il 3%. Cottarelli ha anche detto che i tagli di spesa annunciati sono «sicuramente ambiziosi ma non impossibili». Dalla sinistra Pd, Pierluigi Bersani, ieri ha riconosciuto come «sacrosanta» l’idea di ridurre il carico fiscale ma «c’è modo e modo, e non si vorrà certo tirare la volata al modo della destra». Immediata la replica di Lorenzo Guerini, il numero due del partito: «Non abbiamo l’ossessione di Berlusconi».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Primo giorno di lavoro in proprio per Francesco Canzonieri, che ha lasciato Mediobanca dopo cinque a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

 Un passo indietro per non sottoscrivere un accordo irricevibile dai sindacati. Sarebbe questo l’...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Doveva essere una Waterloo e invece è stata una Caporetto. Dopo cinque anni di cause tra Mediaset e...

Oggi sulla stampa