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Shock elvetico sui mercati: euro in caduta

Giornata ad altissima volatilità sui mercati finanziari che ieri sono rimasti spiazzati dalla decisione a sorpresa della banca centrale svizzera di dire addio alla difesa del tasso di cambio del franco con l’euro a 1,20. Era stato nel 2011, nel pieno della crisi dell’euro, che la Swiss National Bank aveva introdotto questa barriera per difendere l’economia nazionale dai rischi di un’eccessiva forza della valuta, allora fortemente gettonata per il suo status di “bene rifugio”. Quella soglia di 1,20 franchi, sotto cui l’euro non era mai sceso, è stata sfondata al ribasso ieri. Pochi minuti dopo l’annuncio l’euro è passato da valere 1,20 franchi a valerne 0,86 (minimo storico dall’introduzione della moneta unica). Un’escursione di quasi il 30% che si è parzialmente riassorbita nel giro di una manciata di minuti quando il cambio tra le due valute si è attestato sulla parità, livello a cui si è mantenuto fino a fine giornata. Il franco svizzero si è rivalutato mediamente del 15% rispetto ad un paniere di 16 principali controparti.
Questa oscillazione così violenta è stata amplificata da un fattore tecnico: la chiusura affrettata delle posizioni ribassiste sul franco che una fetta consistente dei fondi aveva aperto (vedi approfondimento nell’articolo a fianco). Il tonfo della moneta unica sul franco ha avuto ripercussioni anche su altri tassi di cambio. Ad esempio sull’euro-dollaro. La moneta unica, i cui corsi sono condizionati negativamente dalle attese dei mercati su un piano di acquisti di titoli di Stato (QE) da parte della Bce è scesa ieri per la prima volta sotto quota 1,16 dollari come non accadeva dal 2003. L’euro ha anche toccato un nuovo minimo a sei anni anche sulla sterlina (0,7727 pound per un euro il punto più basso).
Questo mezzo terremoto sul valutario ha avuto contraccolpi anche su altri mercati. Come quello obbligazionario. La corsa del franco ha fatto da traino ad altri cosiddetti «beni rifugio» come il Bund tedesco il cui rendimento ha toccato un nuovo minimo storico allo 0,40 per cento. Oppure l’oro balzato oltre i 1260 dollari l’oncia, ai massimi da quattro mesi. Sul mercato delle commodities c’è stata forte volatilità. In particolare sui prezzi del petrolio. Nel primo pomeriggio, all’apertura dei mercati americani, sembrava che il greggio fosse orientato a un deciso «rimbalzo» dopo i forti cali dei giorni scorsi. Ma dopo essere saliti di oltre il 5% i prezzi di Brent e Wti sono tornati però sui livelli di guardia. Ciò tuttavia non ha impedito il recupero in Borsa delle società petrolifere europee. Le azioni dell’Eni hanno guadagnato il 3,7% e questo balzo, insieme al +4,09% dell’Enel, ha contribuito alla giornata positiva di Piazza Affari (+2,36%). La Borsa di Milano ieri è stata la migliore in Europa. La peggiore invece è stata quella di Zurigo che, dopo essere arrivata a perdere oltre il 13%, ha chiuso con un ribasso dell’8,69% affossata dai titoli esportatori come Swatch (-16,35%) e Richemont (-15,5%).
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