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Shadow banking: 34mila miliardi a rischio

Mentre il sistema bancario negli anni della crisi tirava il freno del credito, mettendo in affanno imprese e famiglie soprattutto in Europa, esisteva un sistema bancario “ombra” che suppliva con finanziamenti alternativi alla cronica mancanza di liquidità delle aziende. Il problema è che questo sistema alternativo, noto come «shadow banking», è cresciuto troppo. Se si sommano le attività finanziarie di tutte le istituzioni non bancarie nel mondo, si arriva infatti alla gigantesca cifra di 149mila miliardi di dollari. Se si escludono dal conto assicurazioni, fondi pensione e banche centrali, restano 92mila miliardi di dollari. E, all’interno di questo calderone, se si prendono solo i soggetti che potrebbero creare un rischio sistemico o una nuova crisi, si arriva comunque alla gigantesca cifra di 34mila miliardi di dollari: è questa l’ultima stima, elaborata ieri dal Financial Stability Board (Fsb), del sistema bancario «ombra» potenzialmente a rischio sistemico. Stiamo parlando di una montagna di denaro (concentrato in fondi di vario genere, broker-dealers o veicoli finanziari) che vale il 69% del Pil prodotto nei 27 Paesi del mondo in cui è stata fatta la stima. E si tratta di una stima per difetto, dato che esclude il Paese dove lo «shadow banking» è più diffuso: la Cina.

Il volto buono della finanza
Che si sia sviluppato un sistema finanziario alternativo a quello bancario, in un periodo in cui le banche sono meno capaci di sostenere imprese e famiglie, è positivo. Che esistano soggetti – con denari privati – disposti a finanziare infrastrutture, progetti industriali e sviluppo sostenibile in giro per il mondo è importante. Secondo una stima di McKinsey, da qui al 2030 serviranno 57mila miliardi di dollari di investimenti infrastrutturali nel mondo: una parte di questi soldi potranno arrivare dagli Stati, ma una parte dovrà arrivare dai mercati finanziari. Almeno – stima Standard & Poor’s – 500 miliardi di dollari l’anno.
Stesso discorso per le imprese. Il credito bancario – secondo i dati del Fsb – nei 28 Stati esaminati nel rapporto di ieri è aumentato in media del 2% annuo dal 2011 ad oggi. Ma in Europa è calato. E soprattutto in Italia. Ma questo calo (quasi ovunque tranne in Italia) è stato compensato dalla crescita del credito arrivato alle imprese dallo «shadow banking»: cioè da tutti quei fondi d’investimento, veicoli finanziati e quant’altro che in vario modo prestano soldi alle imprese direttamente o attraverso obbligazioni. In molti Paesi il credito “alternativo” è aumentato del 5% l’anno, in altri (come in Germania o Australia) è aumentato di oltre il 10% annuo e in Cina è addirittura lievitato del 35% l’anno. Morale: senza finanziamenti alternativi al sistema bancario, la crisi creditizia sarebbe stata molto più grave.

Rischi sistemici
Il problema sta negli eccessi. In un sistema «ombra» fatto di miriadi di fondi a volte troppo speculativi e squilibrati. Il Fsb individua, all’interno del mondo dello «shadow banking», una fetta a rischio che vale 34mila miliardi. È composta da fondi (monetari, hedge, immobiliari, obbligazionari) che rischiano improvvise fughe di clienti. O da fondi che dipendono troppo da finanziamenti a breve scadenza. Oppure da soggetti che hanno uno squilibrio tra attivi a lunga scadenza e passivi brevissimi. O che abbiano strutture opache. Questi soggetti – ammonisce il Fsb – sono un rischio sistemico per i forti legami che hanno con il resto del mercato e con il sistema bancario tradizionale.

Morya Longo

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