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Sgravi per non licenziare

Anziché licenziare, sei mesi di sgravi contributivi nella speranza di una ripresa economica. È il «contratto di rioccupazione» annunciato dal ministro del lavoro, Andrea Orlando, quale argine alla fine del divieto di licenziamenti del 30 giugno. In pratica, per sei mesi il rapporto di lavoro sarà un periodo di prova, legato anche a formazione, ma con zero contributi da pagare (sgravio al 100%). Al termine del periodo, il lavoratore potrà essere mantenuto in azienda o lasciato a casa. Nel secondo caso, però, andrà restituito lo sgravio fruito (insomma una scommessa sulla ripresa dell’economia). La misura potrebbe trovare posto nel decreto Sostegni bis.

Nuovo «contratto di rioccupazione». La misura è finalizzata ad arginare le conseguenze della ripresa dei licenziamenti, il cui primo blocco scadrà il 30 giugno. Si applicherà a tutti i settori. Secondo gli annunci, si tratterebbe di una vera e propria alternativa al licenziamento: anziché liberarsi dei lavoratori in esubero, l’azienda potrà decidere di «testare» il loro mantenimento, sperando sulla ripresa economica, per sei mesi durante i quali il lavoratore seguirà corsi anche di formazione. Il periodo sarà una «prova» e al termine l’azienda potrà confermare l’assunzione a tempo indeterminato ovvero il licenziamento in via definitiva. Durante i sei mesi il datore di lavoro beneficerà dello sgravio al 100% dei contributi che, però, dovrà restituire nel caso non confermi poi l’assunzione.

Nuovo «contratto di solidarietà». Anche questa misura intende mettere argine alla fine del blocco licenziamenti e coinvolgerà, in primo luogo, le aziende per le quali il divieto cadrà a fine giugno. In presenza di un calo del 50% almeno di fatturato, le aziende avranno possibilità di stipulare un nuovo «contratto di solidarietà» per impegnarsi a mantenere i livelli occupazionali (a non licenziare) in cambio della riduzione della retribuzione al 70% del livello normali (risparmio del 30%).

«Contratto espansione». Ultima novità riguarda il contratto di espansione. Introdotto per gli anni 2019 e 2020 è stato prorogato per il 2021 alle imprese con processi di reindustrializzazione e di riorganizzazione. Previo accordo con ministero del lavoro e sindacati, questo contratto consente all’azienda di contenere il costo del lavoro con il prepensionamento dei lavoratori più vicini alla pensione (a non più di cinque anni) in cambio di nuove assunzioni e di riduzioni dell’orario di lavoro. Per il biennio 2019/2020 le imprese interessate sono state quelle con più di 1.000 unità. Per l’anno 2021 il requisito è 500 e 250 in caso esodo incentivato. Il decreto Sostegni dovrebbe ridurre la soglia a 100 unità.

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