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Sfida infinita agli eccessi di burocrazia

di Marcello Clarich e Giuliano Fonderico

Da oltre vent'anni le semplificazioni amministrative si sono susseguite a ondate. L'ultima, avviata in questi giorni dal ministro per la funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha dunque alle spalle una serie molto corposa di tentativi, riusciti solo a metà, di disboscare la giungla degli adempimenti burocratici che soffoca cittadini e imprese.
In realtà, l'uovo di colombo in materia di semplificazioni risale a quasi mezzo secolo fa ed è contenuto in una norma sull'autocertificazione (legge n. 15/1968). Questo strumento evita ai cittadini la necessità di correre da un ufficio all'altro per procurarsi attestati e dichiarazioni volte a dimostrare il possesso di requisiti necessari per ottenere dall'amministrazione il rilascio di un'autorizzazione, di una licenza o di altro atto amministrativo richiesto per poter intraprendere un'attività. L'uovo di colombo consiste in due passaggi: costringere gli uffici ad accettare una autodichiarazione dell'interessato, con la previsione di sanzioni penali in caso di comunicazione di dati falsi; richiedere agli uffici di compiere verifiche almeno a campione sulle autocertificazioni richiedendo agli altri uffici che detengono le banche dati di confermane la correttezza.
Rimasta per decenni ibernata, l'autocertificazione è stata rilanciata dalla legge generale sul procedimento amministrativo (n. 241/1990) imponendo alle amministrazioni di adottare entro sei mesi le misure organizzative idonee a garantire l'applicazione della legge del 1968. Ma la pigrizia delle amministrazioni e la scarsa capacità di comunicare tra loro ha reso poco efficace anche questo rilancio. Alla fine si è dovuti a ricorrere a misure drastiche come quelle introdotte nell'ultimo anno sulla cosiddetta "decertificazione" (legge n. 183/2011, articolo 15), oggetto anche di una circolare recente del ministero per la funzione Pubblica. In base a esse i certificati rilasciati da un ufficio pubblico hanno valore giuridico solo nei rapporti tra privati e non in quelli con uffici pubblici e questa specificazione deve essere riportata nel certificato. A ben vedere, si tratta di un paradosso.
Un altro filone di interventi legislativi in tema di semplificazione consiste nella serie di deleghe concesse dal Parlamento al Governo per la "potatura" dei procedimenti amministrativi operata con regolamenti di delegificazione. L'idea di fondo è di prendere tutte le norme che disciplinano una particolare autorizzazione, licenza o altro atto amministrativo e sfrondare qua e là qualche parere, nullaosta o altro adempimento previsto. Può essere introdotto anche il cosiddetto silenzio-assenso, prevedendo che se entro un termine certo l'amministrazione non rilascia l'atto richiesto, quest'ultimo è come se fosse rilasciato e il privato può intraprendere l'attività.
Questa idea era già enunciata nella legge finanziaria per il 1994 (la 537/1993) nell'ambito delle riforme avviate dall'allora ministro per la Funzione pubblica, Sabino Cassese. Il programma di revisione ha preso poi piede con le riforme Bassanini (leggi n. 59/1997, n. 127/1997, n. 50/1999). Quest'ultima legge introduceva addirittura una legge annuale di semplificazione, preannunciando così "onde" più regolari per realizzare questo progetto. Ad esempio, la legge n. 340/2000, una di queste "leggi annuali", ha aggiunto altri procedimenti da semplificare. In totale circa 150 procedimenti sono stati sottoposti a cura dimagrante.
Un'occasione in gran parte sprecata è stata invece il recepimento della direttiva servizi (direttiva CE 2006/123, recepita con il d.lgs. n. 59/2010) che prevedeva ancora una volta una revisione di tutti procedimenti autorizzatori statali e regionali.
Il Governo in carica intende ora partire con un nuovo programma di semplificazioni.
Restano però due problemi. Il primo è quello di evitare le leggi che introducono nuove complicazioni. Negli anni passati quest'ultime sono state più numerose degli interventi di semplificazione, con un saldo dunque negativo. Il secondo è che le ondate di semplificazioni lasciano sulla sabbia "detriti" sotto forma di leggi e leggine che le prevedono e che hanno esaurito i loro effetti. Tutte leggi che appesantiscono il carico di norme formalmente vigenti, ma del tutto inutili. Ma questo è un altro tema.

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