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Sfida Impregilo, Salini va avanti

di Federico De Rosa

MILANO — Impregilo tira dritto per la sua strada. Mentre in Borsa prosegue la scalata di Pietro Salini al general contractors, di cui ha messo insieme già il 25,37% del capitale con l'obiettivo di fonderlo con il suo gruppo, ieri l'amministratore delegato Alberto Rubegni ha confermato che Impregilo va avanti da sola: «Abbiamo un piano "stand alone" che è pronto». Il manager però non chiude la porta a Salini, con cui «ci sono stati contatti», ha ammesso spiegando che non c'è alcuna preclusione ad ascoltare altre idee dei soci per il futuro dell'azienda, tanto più se vanno nella direzione di «creare valore per gli azionisti». È il motivo per cui Impregilo non ha ancora presentato al mercato il suo piano strategico. «Aspettiamo di verificarlo, anche perché — ha spiegato Rubegni — ci sono ipotesi di altri piani ed è giusto verificarli. Siccome abbiamo due azionisti importanti bisognerà valutare con loro qual è la situazione che crea più valore per tutti gli azionisti». Certo, ha precisato il manager, non può essere la semplice prospettiva di un gruppo più grande perché «con i cinesi, che fanno 100 miliardi di fatturato, se puntiamo alla massa per vincere, non andremo lontano».
Da parte sua quest'anno Rubegni verserà intanto agli azionisti di Impregilo oltre 36 milioni di euro come dividendi (0,09 centesimi alle azioni ordinarie, 0,26 centesimi alle risparmio). La cedola è stata decisa ieri dal consiglio del gruppo di costruzioni dopo aver approvato il bilancio, chiuso con 2,1 miliardi di ricavi, in aumento del 2,2% sul 2010, 177,4 milioni di profitti, il 39% in più dell'anno precedente, 527 milioni di posizione finanziaria netta (1,2 miliardi circa l'esposizione lorda) e un portafoglio ordini di 25,1 miliardi. «Ricavi e utili sono cresciuti — ha sottolineato il presidente di Impregilo, Massimo Ponzellini —, il portafoglio è aumentato e l'azienda ha tenuto e migliorato le proprie posizioni: ha resistito bene, è cresciuta e è pronta ad affrontare i prossimi anni con serenità e tranquillità».
Come sarà il futuro però nessuno al momento lo sa. Da Salini, ha raccontato Rubegni «è pervenuta a fine 2010 una lettera che ci informava che ci sarebbe stato presentato un piano, poi, visto il movimento nell'azionariato in quel momento hanno ritenuto che non era opportuno vedersi». Fonti vicine al gruppo romano ammettono che, sì, è vero che è stata inviata una lettera ma al presidente Ponzellini con la richiesta di un incontro con i soci di Igli e di aver ricevuto dalla Argo di Beniamino Gavio, oggi primo socio di Impregilo, un rifiuto. Così la richiesta sarebbe stata dirottata sul management. Il momento arriverà. La Borsa continua a scommettere sullo scontro e ieri il titolo Impregilo ha guadagnato un altro 2,39%. Non ci vorrà molto perché Salini e Gavio scoprano le carte. Non sarà probabilmente all'assemblea del 3 maggio, che potrebbe comunque tornare utile per preparare il terreno in vista di un'assise successiva in cui verranno messi ai voti i progetti per Impregilo.
Nel corso dell'incontro con la business community, Rubegni ha affrontato anche l'altro tema caldo: il futuro di Fisia e Fisia Babcock. La prima è la controllata finita nel 2004 al centro dell'inchiesta per presunte irregolarità nella gestione dello smaltimento dei rifiuti in Campania. L'obiettivo è valorizzarle. Fisia Babcock attraverso «l'inserimento in un gruppo con un grande fatturato», mentre per Fisia «abbiamo diverse opzioni».
 

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