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Sfida a Nordest per l’aeroporto di Verona

È mai possibile che un aeroporto che perde 20 milioni all’anno e che soltanto nei primi sei mesi del 2013 ha visto calare i passeggeri in transito del 16% sia al centro degli interessi dei principali operatori del settore, pronti a presentare una offerta per rilevare una quota consistente della società di gestione?
La domanda è d’obbligo per spiegare il movimento che si è creato attorno allo scalo di Verona, intitolato al poeta latino Valerio Catullo, nato da queste parti (vicino a Sirmione) prima di trovare la fama a Roma. A quanto pare, non c’è società o imprenditore del ramo che non muoia dalla voglia di diventare socio di un aeroporto che non supera i tre milioni di passeggeri all’anno, a mala pena nella classifica italiana dei primi dieci.
Per non dire delle polemiche che si sono scatenate all’indomani della decisione dell’assemblea dei soci del Catullo che ha dato il via libera alla trattativa in esclusiva con Save, società quotata in Borsa che gestisce gli aeroporti di Venezia e Treviso, terzo polo del paese dopo Linate-Malpensa e Fiumicino-Ciampino.
L’ad di Save, il finanziere e imprenditore Enrico Marchi, ha presentato una offerta da 25 milioni per rilevare il 35 per cento di Verona, per lo più carta contro carta. Ma nemmeno ventiquattro ore dopo, uno dei concorrenti ha preso carta e penna nel tentativo di rientrare in gioco. «Corporacion America esprime sorpresa per la decisione di non dare corso a una gara pubblica per la ricerca di un socio industriale ma di procedere a una trattativa privata».
Dietro a Corporacion America c’è il gruppo argentino che fa capo al chiacchierato imprenditore argentino Edoardo Eurnekian, proprietario di giornali e televisioni, protagonista nel suo paese dell’ondata di privatizzazioni varate all’allora presidente Carlos Menem che lo hanno portato negli anni Novanta a prendere il controllo di tutti gli scali del paese sudamericano. Oltre agli aeroporti di Brasilia e Montevideo. E ora tenta lo sbarco in tutto il Mediterraneo, partendo proprio dall’Italia dove ha già in gestione il Vincenzo Florio di Trapani e di recente ha rilevato anche il controllo dell’aeroporto privato di Linate.
Anche Corporacion America ha inviato a Verona una manifestazione di interesse e ora chiede di essere ammessa alla visione dei dati contabili della società per fare a sua volta una offerta. E lo stesso vorrebbe poter fare Sacbo, la società che gestisce Bergamo-Orio al Serio. La quale, guarda caso, è partecipata al 31% dalla Sea, ovvero dall’azienda che controlla gli scali di Milano, che per prima due anni fa provò a trattarel’alleanza con il Catullo.
Tutto questo ci riporta alla domanda iniziale: perché tanto interesse? Per Save si tratta di dar vita a un polo che punta a salire in pochi anni a 20 milioni di passeggeri, di fatto raddoppiando gli attuali, sfruttando il fatto che Verona si trova all’incrocio delle quattro regioni più ricche del nord e al centro di un nodo autostradale che collega la pianura Padana con la Germania. Per non dire che è a due passi dal tracciato dell’Alta Velocità. Bergamo è interessata perché Orio non ha più spazio dove espandersi e il magnate argentino perché è calato in Italiaper approfittare delle privatizzazioni cui sono costretti i comuni che ancora controllano le società di gestione. E Verona è controllata da enti pubblici. Per non dire che la società che gestisce il Catullo ha in pancia anche l’aeroporto di Brescia-Ghedi, dedicato ai cargo che da anni aspetta di poter essere rilanciato. Ma ora bisognerà convincere l’assemblea a trattare non soltanto con Save.
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