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Settori al ballo dell’economia lenta

di Alessandro Chini e Alessandro Magagnoli

Gli investitori oggi si pongono una domanda chiave: fidarsi delle quotazioni attuali, storicamente basse (molti titoli sono vicini a nuovi minimi storici), per comprare, oppure attendere chiari segnali di ripresa prima di intervenire? Tra i metodi più utilizzati per scovare i comparti potenzialmente interessanti ai fini di un investimento c'è quello del "rendimento/rischio". Con questo approccio i dati di "rendimento", ovvero la variazione messa in mostra dai prezzi, per ciascun strumento vengono pesati per la variabilità dei rendimenti stessi, espressa in termini di volatilità storica, in modo da far emergere dal lotto degli indici settoriali che compongono il mercato quelli che non solo si sono apprezzati nel tempo, ma che lo hanno fatto seguendo un percorso per quanto possibile poco accidentato. Una volta individuati i soggetti che mettono in mostra queste caratteristiche, l'analisi tecnica utilizza poi i metodi più opportuni per cercare di capire se i comportamenti virtuosi hanno qualche probabilità di estendersi nel tempo.

Ora, l'applicazione del metodo rendimento/rischio ai 18 settori dell'Eurostoxx mostra come in questa fase i comparti tradizionalmente considerati "ciclici" non siano particolarmente graditi al mercato. Le prime posizioni della classifica sono infatti attualmente occupate da farmaceutico, alimentare, chimico e beni personali. Sul fronte opposto, nella parte bassa della classifica rischio/rendimento, si collocano invece comparti ciclici come telecom, bancario, assicurativo, materie prime, costruzioni e trasporti (eccetto l'auto, che occupa un'ottima posizione). Volgendo, poi, lo sguardo al passato si nota una certa rotazione settoriale, ma con un andamento tipico dell'avvio di una fase di rallentamento dell'economia e non viceversa. Negli ultimi tre mesi, infatti, le posizioni di testa della classifica rendimento/rischio sono rimaste sostanzialmente invariate, mentre in coda è stato possibile assistere allo scivolamento verso il basso di banche, assicurazioni, telecom e trasporti. Ma esiste ancora spazio di rialzo per i comparti che si sono messi più in mostra di recente?

Il confronto tra l'andamento grafico del comparto farmaceutico e l'Eurostoxx mette subito in chiaro la differenza di comportamento negli ultimi mesi: mentre l'indice con il ribasso dal top di febbraio ha ritracciato i due terzi circa di quanto guadagnato dai minimi del 2009, il settoriale si è fermato al 55% circa di ritracciamento dello stesso rialzo, ovvero ha saputo contrastare meglio le correnti ribassiste. Certo, anche il farmaceutico è andato incontro a un evidente ridimensionamento nell'ultimo bimestre, tuttavia per ora la discesa ha mantenuto tratti correttivi rispetto al precedente rialzo e quindi potrebbe interrompersi senza ulteriori approfondimenti. Se i prezzi trovassero la forza per risalire oltre i 445 punti le speranze di assistere a un ritorno sui massimi dell'anno a 475 si farebbero concrete. In caso di discese sotto area 380 vi sarebbe invece un rischio elevato di deterioramento del quadro grafico nel senso di un'inversione ribassista.

Anche nel caso dei beni personali il grafico di forza relativa in rapporto all'Eurostoxx è decisamente orientato al rialzo da circa cinque anni, con una sola evidente flessione disegnata tra gennaio e aprile di quest'anno. Il ribasso subìto dai massimi di dicembre 2010 a 409 si è limitato in questo caso a ritracciare il 38,2% del rialzo dai minimi del 2009 riportandosi in area 320 punti. Se i prezzi riusciranno e riguadagnare area 385, dove transita la media mobile a 200 giorni, gli indizi in favore di una ripresa dell'uptrend si faranno concreti. Sul fronte opposto invece sarebbe la discesa al di sotto di area 320 a scoraggiare chi volesse puntare su una nuova rivalutazione di questo comparto.

Ancora più limitata la correzione del settore alimentare, che ha ritracciato solo un terzo circa della precedente ascesa. In questo caso i prezzi avrebbero a disposizione ancora un discreto margine per poter scendere senza causare danni evidenti all'uptrend. Sarebbero infatti solo discese sotto area 275 punti a far temere un approfondimento della correzione almeno fino al 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di area 182, in area 262 punti. Recuperi al di sopra di 325, dove transita la media mobile a 200 giorni, farebbero invece ben sperare per il futuro dell'indice, prospettando il superamento dei massimi dell'anno a 343,50, molto vicini al massimo storico del gennaio 2008 a 345 punti, con target in area 360 circa.

Il comparto chimico, per quanto in forte calo ad agosto, si è comunque limitato per il momento a ripercorrere il 50% circa del rialzo dai minimi di marzo 2009. La tenuta dei supporti di area 520-530 e la rottura di 610 fornirebbero chiari segnali in favore di un ritorno sui massimi dell'anno a 745 punti. Sotto quota 520 i prezzi rischierebbero invece di scendere fino a 480.

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