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Settimana corta per le notifiche

di Alessandro Galimberti

La "settimana corta" viene definitivamente sdoganata dalla Corte di cassazione, almeno per quanto riguarda le notifiche di una particolare tipologia di atti processuali. È servito un intervento, addirittura, delle Sezioni Unite (sentenza 1418/12, depositata il 1° febbraio) per stabilire che ogniqualvolta il dies ad quem cade di sabato, in materia di notificazione a mezzo posta di atti e comunicazioni connesse con la notificazione di atti giudiziari, il pre-festivo è prorogato di diritto «al primo giorno seguente non festivo».
A ingarbugliare la questione di diritto era stato un caso molto particolare collegato a una dichiarazione di fallimento emessa dal tribunale di Terni, con la successiva fissazione della prima udienza. Per una serie di circostanze e coincidenze, la notifica alla società debitrice – e in liquidazione – era stata inoltrata il 16 dicembre (del 2008) con il deposito del plico all'ufficio postale, cosicchè il computo dei 10 giorni successivi – cioè partendo dal 17 dicembre – cadeva (a causa delle due festività natalizie) il successivo 27 del mese, che però era un sabato. Secondo il ricorrente – la società in liquidazione – l'avvenuta notifica per inerzia del notificato sarebbe dovuta maturare, quindi, lunedì 29 dicembre e non il sabato precedente (tra l'altro con un significativo slittamento della fissazione della prima udienza nei 15 giorni successivi, in cui la società risultò di fatto contumace).
L'inquadramento normativo del caso era complicato dalla formulazione apparentemente contraddittoria della lettura incrociata dell'articolo 155 del Codice di procedura civile con la legge 890/1982 (notifiche a mezzo posta) e del successivo intervento della legge 80/2005.
Il primo problema, per le Sezioni unite, è stato se qualificare il termine de quo in questione come «a decorrenza successiva», decisione che a giudizio della Corte si risolve – nel senso di affermarla – sia analizzando la struttura linguistica della previsione normativa sia nelle modalità previste (restituzione al mittente dell'avviso di ricevimento della raccomandata contenente l'avviso di deposito). Lo stesso articolo 9 della legge 890/1982, poi richiede che per garantire l'interesse del notificato debbano «decorrere» o «trascorrere» dieci giorni «dal momento in cui lo stesso, con la spedizione dell'avviso di deposito, è stato posto in condizione di conoscere effettivamente il contenuto dell'atto».
L'ulteriore scoglio da superare, per garantire lo slittamento post-festivo dei termini previsto dall'articolo 155 del codice, era stabilire se l'attività di notifica o comunicazione a mezzo posta sia un «compimento di atti processuali svolti fuori dal l'udienza». Anche a questo quesito le Sezioni Unite danno una risposta affermativa, sottolineando che «l'intero (tradizionale) procedimento di notificazione di atti inerenti al processo si svolge necessariamente "fuori dall'udienza" fino al suo compimento, come ovviamente fuori dall'udienza si effettua (…) anche l'eventuale "ritiro" del piego depositato presso l'ufficio postale».
Al termine del lungo percorso argomentativo, le Sezioni Unite possono finalmente statuire che «non può esservi dubbio che nel caso in cui il termine di 10 giorni (…) cada nella giornata di sabato, la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo».

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