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Sette volte zero quando mancano i dati del ricevente

Per l’emissione della fattura elettronica a qualsiasi soggetto, sia esso privato sia soggetto passivo Iva, non è necessario che il ricevente (cessionario e/o committente) sia in possesso del codice destinatario e/o di un indirizzo di Posta elettronica certificata (Pec). In tal caso, il Sistema di interscambio (SdI) renderà disponibile la fattura nel cassetto fiscale del destinatario. Questa la risposta a un ulteriore e ricorrente problematica, tenendo presente delle precisazioni fornite dall’Agenzia delle entrate (Faq e guida) anche se, in linea di principio, il fornitore deve ottenere dal proprio cliente l’indirizzo telematico cui inviare la fattura, che a sua volta potrà essere un indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) del cliente (quella aziendale oppure una Pec dedicata) o dello studio con cui il cliente ha formalizzato un apposito accordo o, in alternativa, un codice destinatario (codice univoco), ossia l’indirizzo telematico di un provider con il quale il cliente ha formalizzato un apposito accordo di servizio. Sul punto, si ribadisce che, nel caso in cui il cliente non abbia comunicato alcun indirizzo telematico al fornitore, questi potrà comunque emettere fattura, ai sensi delle disposizioni contenute nel provvedimento dell’Agenzia delle entrate (provvedimento 30/04/2018, § 3.4, lettera e), indicando nel campo codice destinatario il codice convenzionale «0000000», con consegna tempestiva al cliente di una copia della fattura e con contestuale comunicazione (anche sulla copia cartacea) che l’originale è a sua disposizione nella sua area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate. Con riferimento sempre ai rapporti con privati, il Sistema di Interscambio (SdI) restituisce all’invio della fattura elettronica un messaggio con la notifica di mancata consegna ovvero che non è stato ancora possibile trasmettere al destinatario il file <…>, con l’ulteriore indicazione che «si procederà a un nuovo tentativo di trasmissione»; in tal caso nessuna preoccupazione, giacché nella prima parte dell’allegato XML si potrà rilevare la motivazione di detto esito ovvero che «la fattura è disponibile in consultazione nell’area riservata a partire dalla » e, inoltre, che «non è stato possibile recapitare la fattura/e al destinatario per indisponibilità dell’indirizzo telematico di ricezione o perché tale indirizzo non è stato indicato in fattura », con la conseguenza che si può restare inerti giacché la fattura è stata messa sicuramente a disposizione nel relativo cassetto fiscale. Nel caso in cui il sistema rifiuti l’emissione di una fattura elettronica ci si chiede spesso se la stessa debba essere inviata nuovamente con il medesimo numero o con un diverso numero progressivo, stante il fatto che il documento digitale deve rispettare una precisa regola di nomenclatura; sul punto, l’Agenzia delle entrate aveva già fornito precisazioni sul tema con un preciso documento di prassi (circ. 13/E/2018), chiarendo che il nuovo invio, entro i cinque giorni dallo scarto, può contenere la fattura con la stessa data e lo stesso numero del documento originario mutando, però, l’identificativo progressivo univoco. Nel caso in cui l’emissione con il medesimo numero e data non sia praticabile è possibile effettuare la corretta emissione con due modalità alternative, la prima con l’emissione di una fattura con un nuovo numero e data, coerenti con gli ulteriori documenti emessi (quindi progressivi) con storno (nota di credito interna) della fattura iniziale oppure con l’emissione di una fattura avente una numerazione distinta che mantenga una sua propria progressività e che faccia emergere che si tratta di un documento rettificativo di un precedente, come per esempio 1/R o 1/S; quindi, a fronte della fattura n. 2 del 7/1/2019 e n. 30 dell’8/1/2019, uniche fatture scartate, potranno essere emesse la n. 2/R del 16/1/2019 e la n. 30/R del 18/1/2019, da annotare nello specifico sezionale. Un ulteriore problema, infine, concerne le fatture emesse in digitale nel 2018, in assenza di obbligo per gli emittenti, ma che risultano pervenute al destinatario all’indirizzo Pec, hub o cassetto fiscale nel 2019, a prescindere dal consenso del ricevente.

Stante il fatto che l’obbligo di emissione in formato elettronico è scattato nel 2019, si ritiene che il ricevente, pur in presenza di un procedimento anomalo e contrario, che non potrà funzionare a regime, potrà tenere conto della fattura cartacea, se ricevuta nel 2018, anche ai fini della relativa liquidazione del tributo nel medesimo periodo d’imposta (2018). Una possibile lettura in tal senso potrebbe essere ricercata nel quarto periodo, del comma 6, dell’art. 1, del dlgs 127/2015, dopo la conversione in legge del dl 119/2018, in vigore dallo scorso 19 dicembre, secondo il quale per i contribuenti che effettuano la liquidazione periodica Iva con cadenza mensile, le disposizioni sulla disapplicazione delle sanzioni per i lievi ritardi entro la scadenza di liquidazione Iva di riferimento si applicano sino al 30 settembre prossimo.

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