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Sette milioni di italiani verso la soglia di povertà. Discesa del Pil, meno 1%

ROMA — Si chiama indicatore di grave deprivazione materiale. Scatta quando una persona ha problemi per almeno quattro bisogni fondamentali su una lista di nove. Cose semplici come riscaldare la casa, avere un pasto adeguato nemmeno tutti i giorni ma uno su due, poter comprare un frigorifero. Dopo anni di stabilità, nel corso 2011 questo indice è schizzato in su: gli italiani in stato di grave deprivazione sono passati dal 6,9% all’11,1%, arrivando ad un totale di 6 milioni e 700 mila persone.
Anche cambiando punto di vista, l’Istat continua a raccontarci un Paese che naviga in acque scure. Ieri l’Istituto nazionale di statistica ha presentato insieme al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro il primo rapporto sul Bes, sigla che sta per benessere equo e sostenibile. Un indicatore che prova ad andare «oltre il Pil», che misura il semplice prodotto interno lordo, per il quale proprio ieri l’Istat ha sfornato gli ultimi dati, con un calo del 2,4% nel corso del 2012 e dell’1% come valore già acquisito per il 2013. E che forse dà una risposta ancora peggiore a chi si interroga sulle reali condizioni dell’Italia. Non c’è solo la deprivazione materiale, infatti. Il rapporto prende in considerazione dodici aree che leggono lo stato di salute del Paese anche da un punto di vista sociale. Ne viene fuori un’Italia dove si allargano le distanze tra ricchi e poveri, dove nessuno si fida degli altri, il 20% contro il 60% della Danimarca. E dove gli unici sui quali facciamo ancora affidamento, i Vigili del Fuoco, non hanno più i soldi per fare il loro lavoro.
Viste le premesse sembra difficile sperare in un futuro migliore. Eppure ieri una piccola scialuppa di salvataggio è arrivata dall’Ocse, l’Organizzazione che segue l’andamento dell’economia nei 34 Paesi avanzati che ne fanno parte. Il cosiddetto leading indicator dell’Ocse non fotografa il passato ma anticipa i cambiamenti nell’attività economica rispetto al trend. E le ultime rilevazioni dicono che, se in tutta la zona euro la crescita sta per ripartire, in Italia e Francia almeno non ci dovrebbe essere un «ulteriore deterioramento». Anzi, per l’Italia l’indice Ocse basato su gennaio fa segnare un +0,11%. «Tutti convergono sul fatto che la seconda metà dell’anno sarà in positivo» dice il ministro dell’Economia Vittorio Grilli, che ieri ha registrato un +2,8% per le entrate fiscali del 2012 rispetto al 2011. «Bisognerà attendere — aggiunge — per vedere con che forza si riuscirà a invertire la tendenza». Non solo per il Pil ma anche per tutti gli altri indicatori, non economici, che dicono come sta davvero un Paese.

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