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Sette miliardi per stipendi e arretrati

Al ministero delle Finanze greco non ci credevano. Eppure i dati contabili erano incontrovertibili: negli ultimi quattro giorni, in mezzo alle dieci giornate che hanno sconvolto l’Eurozona peggio di un ciclone tropicale, sono entrati 750 milioni di euro per tasse arretrate. Un incasso inaspettato e provvidenziale in questo momento di scarsa liquidità per le casse dello Stato. A muovere i contribuenti ellenici, solitamente poco solerti nei confronti del Fisco, a pagare le tasse via web con un bonifico bancario telematico (unico strumento consentito visto il controllo dei capitali in contante) è stata la paura di un prelievo forzoso da parte del governo Syriza ai depositi bancari. 
Il ragionamento dei contribuenti greci è stato semplice e coerente: se il governo Tsipras, con le spalle al muro, dovesse decidere di “tosare” i conti correnti bancari più alti con un prelievo forzoso che faccia partecipare ai salvataggi bancari anche i depositanti (oltre agli azionisti e obbligazionisti), allora tanto vale pagare subito i debiti con il Fisco e ridurre la ipotetica perdita sul conto corrente. Un effetto assolutamente inaspettato per le esangui casse dello stato ellenico provocato da una situazione d’emergenza sempre più complessa dopo il sorprendente risultato al referendum di domenica scorsa.
L’incasso fiscale straordinario è una vera e propria boccata d’ossigeno per il governo, che da 11 mesi (ad agosto dell’anno scorso risale l’ultimo pagamento della rata sul piano di aiuti da 240 miliardi di euro) non riceve alcuna somma dai creditori e vive sulle sue sole forze visto che i conti pubblici, oggi, sono in avanzo primario, cioè in surplus più della Germania, se non si conta il costo del peso degli interessi sul debito. Debito enorme, che, lo ricordiamo, è pari a 320 miliardi di euro e al 180% del Pil, un incremento causato dal fatto che la ricchezza prodotta greca si è ridotta di un quarto in cinque anni di recessione e misure di austerità facendo esplodere il debito in rapporto al Pil. Anche la ricchezza pro-capite è precipitata a picco tornando ad essere allo stesso livello di quando Atene nel 1981 entrò nell’Unione europea. Dopo anni di crescita continua dal 2009 la crisi del debito sovrano greco, innescata dalla crisi dei mutui sub-prime americani, si è mangiata tutti i guadagni fatti negli ultimi 34 anni.
Ma Atene deve pagare non solo le scadenze sul debito esterno: deve far fronte anche a quelle interne. Vediamo in dettaglio cosa significa questo secondo fronte non meno importante ed esplosivo per il governo Tsipras che ha sempre detto che, nel caso avesse dovuto scegliere, avrebbe dato precedenza alle spese interne, cioè a quelle della gente comune rispetto a quelle dei creditori. Spese che ammontano a 2,7 miliardi di euro tra pensioni e stipendi al mese. Una somma per le spese correnti non rinviabili così suddivisi: 1,16 miliardi di euro per 1,5 milioni di pensionati con una media di 777 euro ciascuno, e 1,54 miliardi in stipendi per i dipendenti statali, suddivisi a loro volta tra insegnanti delle scuole pubbliche, medici degli ospedali, poliziotti e impiegati dei ministeri.
A questa cifra, però, ne va aggiunta un’ altra, che non è ancora emersa perché è rimasta nascosta nelle pieghe dei bilanci provvisori. Il governo Tsipras, nel tentativo di resistere alle pressioni dei creditori, ha cominciato a non pagare i fornitori di servizi e beni: gli ospedali pubblici non pagano i fornitori di medicine e altri strumenti medicali da almeno 18 mesi, e così le altre amministrazioni dello Stato. Gli investimenti sono stati tutti ridotti a zero. Secondo la banca d’affari americana Morgan Stanley la cifra degli arretrati di questo tipo in Grecia è arrivata a 4 miliardi di euro mentre secondo fonti greche, non governative, si tratterebbe di 2,5 miliardi di euro. Sommando le necessità mensili per pensioni e stipendi che ammontano a 2,7 e gli arretrati, pari almeno a 2,5 miliardi di euro secondo la stima più prudente, Tsipras con il nuovo ministro delle Finanze, Euclid Tsakalotos dovranno far fronte ad almeno 5,2 miliardi di euro (6.7 nella stima più ampia) a fine mese oltre ai crediti con l’Fmi pari a 1,6 miliardi di euro e ai 7 miliardi di euro tra luglio e agosto verso i bond in scadenza in mano alla Bce.

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