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Sette miliardi per l’innovazione

di Carmine Fotina

Sette miliardi per la ricerca. In un quadro di sacrifici per le finanze nazionali, arriva dall'Europa un assist per aziende e ricercatori impegnati in progetti di innovazione: ieri l'Unione europea, con la commissaria Máire Geoghegan-Quinn, ha dato il via al più corposo pacchetto di finanziamenti alla ricerca mai messo a disposizione da Bruxelles. I 7 miliardi, con 39 bandi su 53 disponibili già da oggi, rientrano nell'ambito del VII Programma Quadro che ha un valore complessivo di 53 miliardi spalmati nel periodo 2007-2013. «La crisi economica non è un motivo per ridurre i finanziamenti alla ricerca ma semmai una valida ragione per incrementarli» ha ammonito la commissaria citando l'esempio del suo Paese d'origine, l'Irlanda.

Quanto all'Italia, si presenta a questo nuovo appuntamento non certo da leader. Il decreto sviluppo, con il credito di imposta teso a favorire i rapporti tra università e ricerca, è un segnale importante ma che difficilmente ci farà scalare posizioni. La manovra, dal canto suo, non lascia presagire interventi più generosi nel prossimo futuro. Anche per questo le imprese italiane guardano con interesse sempre maggiore alle opportunità europee, ancor più consistenti in vista dell'obiettivo di Europa 2020 che prevede investimenti al 3% del Pil (1% da fondi pubblici e 2% dai privati).

I bandi per complessivi 7 miliardi si rivolgono a tutti gli attori europei della ricerca: università, istituti di ricerca, grandi industrie, piccole imprese, istituzioni finanziarie. Alle Pmi (ci si attende la partecipazione di almeno 3mila soggetti) è riservata una fetta di circa 1 miliardo di euro. La ripartizione per settori di ricerca vede invece in prima fila l'information and communication technology (1.325 milioni) e la salute (656 milioni). Iniziative specifiche riguardano, tra gli altri temi, anche la mobilità e i trasporti puliti, i cambiamenti climatici e la biodiversità, gli edifici ad alta efficienza energetica. Poco meno di 900 milioni andranno a finanziare le "azioni Marie Curie" che supportano i ricercatori altamente qualificati (20 milioni sono destinati a un progetto pilota per sostenere i dottorati industriali europei). «Le aspettative sono alte» commenta Alessandra Lucchetti (direzione generale Istruzione e cultura) sulla scia delle previsioni economiche elaborate dagli esperti di Bruxelles: 174mila posti di lavoro attivati nel breve periodo, 450mila nell'arco di 15 anni.

All'Italia, in particolare, toccherà migliorare la performance fin qui realizzata nell'ambito del VII Programma Quadro. È vero, infatti, che partiamo da una situazione di oggettivo svantaggio rispetto a competitor diretti come Germania e Francia, sia in termini di investimenti per la ricerca sia per numero di ricercatori, ma i risultati nell'accesso ai bandi Ue finora non sono brillanti. Siamo quarti (dietro a Germania, Gran Bretagna e Francia) con 1,6 miliardi aggiudicati sui 17,5 finora assegnati complessivamente in tutti i Paesi europei ma abbiamo una quota di progetti che entrano in graduatoria (18,5% di quelli presentati) ancora bassa (la media della Ue-27 è al 21,5%). Divario ancora più netto se si considera il tasso di finanziamento dei progetti, in cui siamo quasi cinque punti lontani dalla media (16,4 contro 21%). Anche se si esamina nel dettaglio la performance delle piccole e medie imprese, l'Italia appare in ritardo: 15,8% contro 19,4% in termini di domande accolte, 14,3% contro 18,6% per quanto riguarda il finanziamento approvato.

Facile chiedersi perché le proposte italiane riscuotano meno successo a Bruxelles. Per gli esperti italiani, a partire dai tecnici dell'Apre (Agenzia promozione ricerca europea), esiste indubbiamente un problema di qualità dei progetti che negli anni ci ha penalizzato: un deficit di eccellenza, se il confronto è ad esempio con gli standard tedeschi. Senza contare il gap che scontiamo tra gli esperti iscritti nella banca dati dei valutatori della Commissione, competenze preziose per conoscere dal di dentro i meccanismi severi della peer review europea.

 

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