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I Sette Grandi uniti contro la moneta virtuale di Facebook

Al vertice G7 delle Finanze al castello di Chantilly «largo consenso», secondo le parole della presidenza francese, sulla necessità di agire rapidamente di fronte al progetto Libra, la moneta virtuale annunciata da Facebook. Nei giorni scorsi il ministro Bruno Le Maire aveva già chiarito: «la Francia non permetterà che Libra diventi una moneta sovrana, e che i colossi di Internet si dotino degli strumenti tipici degli Stati senza averne le responsabilità», e questa posizione sembra condivisa dagli alleati del G7.

Il ministro dell’Economia italiano Giovanni Tria a margine delle riunioni ha parlato di una «preoccupazione generale» sulla Libra, che si tradurrà in un’«azione di controllo» e a un «intervento». Tria ha aggiunto che ieri, nella prima giornata del vertice che si concluderà oggi pomeriggio, si è parlato anche delle tensioni commerciali a livello internazionale e sui rischi che ne derivano sull’economia globale. «Se l’economia dovesse evolversi al negativo è necessario che si intervenga anche con la politica fiscale e non solo con la politica monetaria».

Quanto all’Italia, Tria ha evocato una politica che punta al «consolidamento fiscale e alla crescita. Devono essere perseguiti insieme, sono complementari», aggiungendo che «dobbiamo cambiare le regole fiscali in Europa , ma questa è una questione che va discussa in Europa».

Se i timori relativi alla moneta Libra sono riusciti a creare un consenso tra i Sette, molto più difficile appare trovare un’intesa sul punto di maggiore dissenso tra i due lati dell’Atlantico, ovvero la tassazione dei giganti di Internet. «Sui principi generali più o meno c’è un accordo generale – dice Tria -, il problema è che poi sull’applicazione pratica il meccanismo concreto è molto complesso. Bisogna tener conto degli impatti sui singoli paesi e sulla crescita globale».

Il segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin ha ribadito la sua contrarietà al ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire, che ha fatto della tassa nazionale sui GAFA (Google, Amazon, Facebook e Apple) un punto centrale della presidenza francese del G7. La tassa si applicherà alle multinazionali del web che hanno una «redditività superiore al normale», ovvero oltre 750 milioni di euro, dei quali almeno 25 prodotti grazie agli utenti francesi.

Le Maire ha ribadito che la Francia è andata avanti da sola con la tassa nella speranza che questo serva da stimolo al raggiungimento di un accordo a livello internazionale nell’ambito dell’Ocse. «Siamo pronti a ritirare la nostra tassa – ha detto Le Maire a Chantilly – una volta che potremo sostituirla con un’altra frutto di un’intesa globale». Ma vincere la resistenza degli Stati Uniti «non sarà facile perché la posizione americana si è inasprita di recente», ha aggiunto Le Maire, ricordando che Washington minaccia di scatenare ritorsioni commerciali alzando i dazi su alcuni prodotti francesi.

Stefano Montefiori

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