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Sette giorni decisivi per Alitalia Etihad chiede tagli più forti

ROMA — Etihad ha oggi in mano quasi tutte le carte della partita Alitalia. Già la prossima settimana potrebbe scoprire il proprio gioco con un’offerta che secondo i bene informati, sarà “vincolata” a due condizioni. La prima: il nuovo padrone di Fiumicino vuole sul tavolo il via libera incondizionato dei sindacati al piano di risparmi al costo del lavoro da 130 milioni di euro che prevede un taglio secco per circa 2mila dipendenti secondo il piano già presentato 40 giorni fa dall’attuale amministratore delegato Gabriele Del Torchio.
Ma gli emissari della compagnia del Golfo avrebbero anche lanciato una nuova sfida ai manager italiani e alle sigle sindacali: la riduzione del personale limitata ai prossimi due anni, dovrà nei piani di Etihad diventare strutturale. E qui si apre un nuovo braccio di ferro coi sindacati che di fronte ad un aut-aut del genere nel 2008 mandarono a monte la partita con Air France.
Oggi la scena si ripete e la mannaia dei signori di Abu Dhabi vuole scendere ancor più profondamente nel tessuto di Alitalia fino a ridurre il personale medio impiegato nel corso dell’anno dal vettore italiano, dai 13.500 dipendenti circa a poco più di 11mila. Il segnale è chiaro e i sindacati, appena lo riceveranno, avranno poche settimane per decidere se aprire la porta a Etihad accettando questo ridimensionamento del personale, oppure aprendo una nuova guerra di trincea che porterebbe, com’è facile prevedere, alla fuga del Cavaliere bianco e al tracollo.
C’è poi una seconda condizione senza la quale nessuna manifestazione d’interesse di Etihad potrà andare in porto, che è quella della ristrutturazione del pesante debito che grava sulla compagnia.
Si parla sempre di un gruzzolo di circa 500 milioni di euro sul quale le banche potrebbero decidere di diluire la restituzione a livelli e in tempi accettabili per il nuovo padrone. Nel frattempo va però risolta la questione della governance di Alitalia oggi — dopo il ricambio degli azionisti — ancora nelle mani della “cordata di patrioti” che ne prese in carico le sorti nel 2009 fino a portarla alle condizioni attuali.
Ieri sera sono state presentate quattro liste con i nomi dei candidati pronti a sedersi nel nuovo cda: una espressione dei soci Unicredit- Poste (pesano rispettivamente per il 19% e il 13%), la seconda di Intesa Sanpaolo (primo azionista col 20%) la terza di Atlantia (8%) e infine le preferenze di Air France-Klm (scivolata al 7% scarso). Di certo per ora ci sono solo le riconferme nel ruolo di amministratore delegato di Gabriele Del Torchio e in quello di presidente del dimissionario Roberto Colaninno che, su input “deciso” delle banche, potrebbe restare per gestire senza traumi il passaggio di consegne con i nuovi azionisti di Etihad da qui a marzo. In primavera, infatti, arriverà il “tutti a casa” e l’accordo potrebbe concludersi consegnando Alitalia alle mani certamente più esperte, in materia di aviazione civile, dei manager del Golfo. Il nuovo cda sarà nominato lunedì prossimo
dall’assemblea dei soci.

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