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Sessanta giorni a Brexit, bocciato il rinvio

Dopo tante sconfitte, finalmente una vittoria per Theresa May: la Camera dei Comuni approva con 317 voti contro 301 un emendamento per riaprire il negoziato con l’Unione europea. Ma è una vittoria in casa che potrebbe farle perdere tutto in trasferta: l’Unione europea già risponde che l’accordo raggiunto nello scorso mese di dicembre “non è rinegoziabile”. La premier britannica tornerà comunque a Bruxelles nei prossimi giorni, forte di un doppio risultato a Londra: il passaggio dell’emendamento (presentato dal deputato conservatore Graham Brady) per cercare alternative al “backstop”, la misura secondo cui il Regno Unito resterebbe a tempo indeterminato nell’unione doganale (come la Turchia, per intendersi) se non si troveranno altre soluzioni per tenere aperto il confine fra Irlanda del Nord britannica e repubblica d’Irlanda, l’aspetto più complicato della trattativa sull’uscita dalla Ue e il più osteggiato dagli ultra brexitiani; e il rifiuto, per 23 voti, dell’emendamento presentato dalla deputata laburista Yvette Cooper per rinviare la Brexit di almeno tre mesi, dalla data prevista del 29 marzo prossimo sino alla fine del mese di giugno, in modo da scongiurare un “No Deal”, ovvero un’uscita dall’Unione senza accordi, l’ipotesi più temuta dal punto di vista economico, e aprire la strada a possibili altre opzioni, da una Brexit molto soft a un secondo referendum.
L’opposizione di una parte del Labour all’emendamento presentato dalla deputata Cooper, o il tiepido sostegno espresso dal leader del partito Jeremy Corbyn, l’ha fatto fallire. Come nel cult film “Ricomincio da capo”, la Brexit torna così al punto di partenza: due anni e mezzo dopo il referendum e 60 giorni prima del 29 marzo, la partita a poker sul destino della Gran Bretagna continua. Ma attenzione: fra i tanti emendamenti votati ieri, ne è passato anche uno, sia pure non vincolante, contro il “No Deal”.
Se non siete confusi dalla Brexit, commenta un comico inglese, vuol dire che non avete prestato attenzione.

Enrico Franceschini

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