Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Servizi per l’impiego, il calendario incerto della «flexicurity»

La caduta del Governo e la fine anticipata della legislatura potrebbero causare uno slittamento, o addirittura una brusca frenata, al percorso attuativo della riforma Fornero. La legge, infatti, nonostante l’alto (ed eccessivo) numero di norme già entrate in vigore, contiene un corposo pacchetto di rinvii ad atti, norme e decreti che dovrebbero completare il disegno di riforma.
Due tipologie di rinvio
I rinvii sono, essenzialmente, di due tipi: legislativo o regolamentare. Fanno parte del primo gruppo le norme che delegano il Governo a riformare temi molto importanti quali i servizi per l’impiego, l’apprendimento permanente e la partecipazione dei lavoratori all’impresa. Per queste materie, la legge Fornero si è limitata ad approvare principi e criteri direttivi che dovrebbero essere tradotti dal Governo in un testo di legge (un decreto legislativo) entro un termine massimo (che scadrà a gennaio per tutti, tranne che per la partecipazione, la cui scadenza è fissata ad aprile).
La caduta del Governo fa pensare che le deleghe non verranno attuate. Da notare che la delega sui servizi per l’impiego è già scaduta in passato ed è stata riattivata da una legge successiva; questo fatto testimonia bene l’incapacità del nostro legislatore di dare seguito concreto alle riforme che avvia. Il danno risulta particolarmente rilevante, in quanto la materia dei servizi per l’impiego richiederebbe un intervento massiccio, in un momento come quello attuale in cui la domanda di politiche attive per il lavoro cresce ogni giorni di più a causa della crisi.
Un cenno a parte merita la delega in tema di tirocini formativi. Su questa materia, la legge Fornero non contiene una vera e propria delega legislativa, ma si limita a chiedere al Governo di raggiungere un accordo in conferenza Stato-Regioni, nel quale dovrebbero essere definite le linee guida della disciplina dell’istituto. Questa scelta è rispettosa delle competenze regionali ma, in concreto, rende ancora più improbabile il compimento del percorso attuativo: considerato che l’intesa dovrebbe essere raggiunta entro il mese di gennaio, è facile prevedibile che si arriverà a tale data con un nulla di fatto.
I regolamenti mancanti
Accanto alle deleghe legislative, nella legge Fornero c’è un secondo gruppo di rinvii ad atti amministrativi (decreti o regolamenti ministeriali) che dovrebbero rendere operative alcune norme. Anche in questo caso, con le dimissioni del Governo potrebbe verificarsi una situazione di stallo, ma con una differenza; mentre le deleghe legislative non possono più essere attuate dopo la scadenza del termine previsto per il loro esercizio, i regolamenti ministeriali possono essere adottati anche dopo tale scadenza.
Questo non significa che il ritardo è ininfluente, perché fino all’emanazione dei decreti l’efficacia delle relative norme resta sospesa, con un grave danno per il mercato del lavoro. L’esempio più eclatante di questo danno riguarda i nuovi incentivi per l’occupazione. La legge Fornero riconosce, a partire dal 1° gennaio 2013, degli incentivi di carattere contributivo in favore dei datori di lavoro che assumono donne o lavoratori over 50 che sono in determinate condizioni (residenza in zone specifiche, disoccupazione superiore a periodi predeterminati, eccetera). È prevista l’emanazione di appositi decreti attuativi, che dovrebbero chiarire alcuni aspetti essenziali per il riconoscimento di questi incentivi (ad esempio, le zone e i settori professionali in cui devono risiedere o lavorare le donne per fruire dell’incentivo). Se i decreti saranno approvati solo molti mesi dopo la data di entrata in vigore della legge, sarà di fatto vanificata la funzione primaria delle nuove regole, che dovrebbero orientare le scelte delle imprese verso determinate categorie di lavoratrici e lavoratori.
Pubblico impiego
Le dimissioni del Governo e la fine della legislatura imporranno anche una brusca frenata alle prospettive di estensione della riforma Fornero al pubblico impiego. Ancora prima che fosse approvata la riforma è emersa la preoccupazione di molti per il fatto che le nuove regole – in particolare, quelle che dovrebbero ridurre l’ambito applicativo della reintegrazione sul posto di lavoro – non sono applicabili al pubblico impiego. La legge 92/2012 ha provato rispondere a queste preoccupazioni sancendo un obbligo, invero molto blando, per i Ministri competenti di incontrare le parti sociali al fine di capire come armonizzare le normative. Se prima c’era qualche dubbio che questo passaggio sarebbe stato portato a termine, adesso possiamo avere la certezza che non accadrà nulla. Con il risultato che si cristallizza una differenza di trattamento poco accettabile tra dipendenti privati e dipendenti pubblici.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa