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Servizi, pareri all’Antitrust con rischio ingorgo date

di Alberto Barbiero

Con la nuova riscrittura della riforma nel decreto liberalizzazioni appena convertito dal Parlamento, la disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica dovrebbe aver trovato un quadro definito.
Le amministrazioni affidanti sono chiamate ad avviare sin da ora l'analisi per qualificare i servizi interessati dal nuovo quadro, che oltre alle attività prive di rilevanza economica esclude una serie di settori (servizio idrico, gas, energia, farmacie e ferrovie regionali).
Il nuovo percorso è a tappe forzate, inizia con il Dm sui criteri per la verifica dell'attribuzione dei diritti di esclusiva: il decreto va adottato entro il 31 marzo.
Gli elementi desumibili dalla bozza consentono di avviare l'analisi istruttoria per rilevare su quali servizi possa essere configurata la gestione liberalizzata o invece l'attribuzione di diritti di esclusiva. La definizione delle condizioni per la gestione unitaria va realizzata con l'adozione della delibera-quadro per tutti i servizi in gestione entro il 13 agosto 2012. Considerando che i Comuni con più di 10mila abitanti, prima di adottare l'atto, devono ottenere il parere dell'Agcm sull'istruttoria, e che l'authority deve renderlo entro 60 giorni dalla richiesta, è concreto il rischio di ingolfamento.
Lo schema di Dm contiene poi due norme contraddittorie: l'articolo 2, comma 5, evidenzia l'adozione della delibera-quadro come condizione necessaria solo per l'affidamento con gara o a società mista, mentre l'articolo 5, comma 3 la esplicita come necessaria anche per gli affidamenti (derogatori) in house. In questa prima fase potrebbero essere facilitati i Comuni con meno di 10mila abitanti, che non devono richiedere il parere all'Agcm.
Molti degli elementi essenziali per l'analisi sull'attribuzione dei diritti di esclusiva nei servizi a rete (ad esempio rifiuti e Tpl) potranno tuttavia essere definiti solo dopo gli ambiti e bacini territoriali, che le Regioni devono individuare entro il 30 giugno. I Comuni che intendano proporre alle Regioni sub-ambiti più piccoli rispetto alla Provincia devono formalizzare una richiesta, supportata da un progetto associativo, entro il 31 maggio. In base a questo quadro, gli elementi di riferimento effettivo per molti servizi potrebbero essere disponibili solo alla fine di giugno, con un margine veramente esiguo per il perfezionamento dell'istruttoria e del parere presso l'Agcm, in rapporto alla prima scadenza del 13 giugno 2012.
Superata questa fase, gli enti locali devono confrontarsi con le nuove scadenze delle gestioni esistenti, che vede il primo punto critico nel 31 dicembre, data alla quale cessano gli affidamenti in house non coerenti con i parametri comunitari e comunque superiori a 200mila euro di valore annuo del servizio). Questo stesso termine vale per le amministrazioni che, aggregando gli attuali gestori di uno stesso servizio, vogliano dar vita a una società affidataria in house del servizio per tutto l'ambito territoriale, per un valore anche superiore al limite dato nel comma 13 e per un periodo massimo di tre anni (quindi sino al 31 dicembre 2015). La soluzione è proposta in un'ottica di rafforzamento degli operatori pubblici in vista di future gare di ambito. Per le società miste in cui il socio privato sia stato scelto con gara ma non a doppio oggetto la scadenza delle gestioni è posticipata al 31 marzo 2013, mentre rimangono invariati i termini entro cui le quotate devono cedere le azioni in mano pubblica tra la metà del 2013 e la fine del 2015.

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