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Servizi, l’Iva guarda al nesso con l’edificio

Le regole Ue sulla territorialità si applicano quando la relazione è «sufficientemente diretta»
Il collegamento «sufficientemente diretto» con un bene immobile fa scattare l’applicazione delle regole Iva sulla territorialità dei servizi immobiliari. Le note esplicative pubblicate nell’ottobre 2015 dalla Commissione europea spiegano come interpretare il regolamento Ue 282/2011 , che reca disposizioni per l’applicazione della direttiva 2006/112/Ce sull’Iva e che – anche se nella versione modificata sarà in vigore dal 2017 – costituisce fin da ora un punto di riferimento per affrontare i casi dubbi.
Le regole sull’individuazione del luogo in cui i servizi immobiliari sono “imponibili” sono contenute nell’articolo 47 della direttiva, il quale – fissando un criterio specifico di territorialità – stabilisce che il luogo della prestazione è quello in cui è situato il bene. È un criterio che si distingue da quelli applicabili per i servizi generici in base agli articoli 44 e 45.
Tuttavia, la previsione di un criterio generale e di uno specifico, non presuppone una relazione gerarchica, ma di concorrenza. In sostanza, non c’è una preminenza del primo criterio sul secondo. Dunque si deve solo valutare a quale delle due previsioni sia riconducibile una determinata prestazione, ricordando che la regola specifica non può essere considerata un’eccezione da interpretare in senso restrittivo. Così afferma la Commissione, in scia alla giurisprudenza comunitaria (sentenza Corte di giustizia Ue del 7 settembre 2006, causa C-166/05).
Per comprendere, però, se un servizio è riconducibile all’articolo 47, bisogna individuare quando è relativo a beni immobili. Sul punto viene in aiuto il regolamento Ue 282/2011, secondo cui (articolo 31-bis) un servizio è relativo a immobili quando presenta un nesso «sufficientemente diretto» con tali beni (il regolamento individua anche una serie di casi d’inclusione ed esclusione).
Le note evidenziano come l’elenco delle prestazioni relative a beni immobili sia indicativo, non circoscrivendo la definizione generale. Inoltre, poiché i servizi che hanno qualche attinenza con i beni immobili sono numerosi, si deve riconoscere che un nesso minimo o accessorio non è considerato sufficiente per far rientrare tali servizi nell’ambito di applicazione dell’articolo 47 della direttiva.
Il nesso «sufficientemente diretto» deve quindi essere valutato in modo oggettivo, a fronte dei criteri di cui alla lettera a), paragrafo 1, dell’articolo 31-bis – che riguardano i servizi in cui l’esito deriva dal bene immobile, come la locazione di un fabbricato – e di cui alla lettera b) – in base alla quale l’immobile è l’oggetto sul quale verte il servizio erogato, come la riparazione di un fabbricato.
Ad ogni modo, occorre che la prestazione sia collegata a uno o più beni immobili espressamente individuati (si veda l’articolo in basso). Per la corretta applicazione dell’articolo 31-bis non rilevano né lo status del destinatario (la regola si applica sia nei rapporti B2B che B2C), né il luogo in cui è residente, così come non rileva che questi sia o meno il proprietario dell’immobile.
Un’ulteriore complicazione può derivare dal fatto che spesso lo stesso soggetto realizza più operazioni nei confronti del committente. Da qui la necessità di comprendere se si tratti di una prestazione “unica” o di più prestazioni correlate dal nesso di accessorietà, oppure di prestazioni distinte. In quest’ultimo caso, bisogna verificare se ognuna di esse sia relativa a beni immobili.
Mentre, nel caso della prestazione “unica” (si veda, tra le altre, la sentenza relativa alla causa C-41/04, punto 22) o dell’accessorietà, si applicherà l’articolo 47 della direttiva solo se tale prestazione (o quella principale, in caso d’accessorietà), rientra nei servizi immobiliari.
Secondo la Commissione Ue, la modalità d’esecuzione della prestazione non dovrebbe influire, in linea generale, sul trattamento Iva della stessa, purché non muti la natura del servizio. Non si può escludere, pertanto, che alcuni servizi immobiliari possano essere prestati da remoto e non in loco.

Matteo Balzanelli
Massimo Sirri

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