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Servizi intraUe, decide la fattura

L’agenzia delle Entrate per il momento di effettuazione Iva delle prestazioni di servizio intracomunitarie sceglie quale indice della ultimazione della prestazione l’emissione della fattura da parte del fornitore estero. Questo è uno degli importanti chiarimenti che ha fornito l’Agenzia nel corso dell’evento Map Unico 2012 di ieri.
L’occasione è stata utile anche per alcune precisazioni in materia di costi black list e di redditi d’impresa. Le precisazioni in tema di Iva attengono le recenti modifiche apportate dalla Comunitaria 2010 alla normativa sull’effettuazione dei servizi generici, ora collegata, nei rapporti con soggetti non residenti, all’ultimazione della prestazione.
Per motivi di certezza e di semplificazione dei rapporti commerciali, le Entrate ammettono che la fattura emessa dal prestatore comunitario possa essere assunta come indice dell’effettuazione dell’operazione. Se però la fattura non è ricevuta entro il mese successivo all’effettuazione, entro il mese seguente va emessa una autofattura ai sensi dell’art. 46, comma 5 del Dl 331/93. Non sono soggette alle nuove regole le prestazioni ultimate prima del 17 marzo 2012, per le quali rimane fermo, quale momento di effettuazione, il pagamento o la fatturazione.
L’Agenzia delle Entrate è tornata anche ad occuparsi di “costi black list”. In proposito, è stato precisato che l’ambito oggettivo di applicazione della normativa di cui all’articolo 110, comma 10, del Tuir, deve intendersi riferito a tutte le componenti negative di reddito derivanti, direttamente o indirettamente, da transazioni con soggetti black list. Rientrerebbero, quindi, nel campo di applicazione della normativa in materia anche le perdite su crediti, gli interessi e le minusvalenze derivanti dalla cessione di beni acquistati da un fornitore black list, anche qualora la successiva vendita sia intercorsa con un soggetto non black list. Il contribuente deve, inoltre, sempre indicare distintamente in dichiarazione dei redditi i cosiddetti costi black list, pure in presenza di una risposta positiva all’interpello presentato all’Agenzia delle Entrate.
L’utile dell’esercizio 2011, accantonato a riserva nell’anno 2012, rileva ai fini Ace solo con riferimento all’esercizio 2012 e, dunque, in Unico 2013 per i redditi 2012. Sempre in materia di Ace, è stato precisato che, ai fini dell’agevolazione, anche la perdita d’esercizio contribuisce a determinare l’ammontare del patrimonio netto contabile risultante dal relativo bilancio.
Altre precisazioni hanno riguardato la disciplina delle società non operative e, in particolare, l’Amministrazione finanziaria ha chiarito che le disposizioni in materia di società in perdita sistematica trovano applicazione a decorrere dal 2012; pertanto, a tal fine, sarà rilevante il triennio 2009-2011.
Relativamente ai casi di non corretta imputazione dei componenti negativi di reddito, poi, l’agenzia delle Entrate ha specificato che i principi stabiliti nella circolare 23/E del 2010, concernenti la non corretta imputazione dei componenti negativi di reddito, devono essere estesi anche alle ipotesi di non corretta imputazione temporale di componenti positivi ripresi a tassazione dall’Ufficio accertatore in un periodo d’imposta successivo rispetto a quello in cui gli stessi componenti hanno già concorso alla determinazione del reddito.
Sono state fornite delucidazioni anche riguardo al reddito di lavoro autonomo e, in particolare, al limite alla deducibilità delle spese per la formazione professionale.
In particolare, il limite del 50% di deducibilità delle spese sostenute per la partecipazione a corsi di aggiornamento professionale, di cui all’articolo 54 del Tuir, è applicabile anche con riferimento alle spese di “pura partecipazione” per la formazione continua obbligatoria degli iscritti in albi professionali.
Le Entrate, infine, ha fornito chiarimenti in merito all’immobile del professionista e alla deducibilità dei costi ad esso relativi. In particolare, per gli immobili utilizzati promiscuamente dal professionista, la rendita catastale è deducibile nella misura del 50%, a prescindere dalla superficie dell’unità immobiliare che si decide di utilizzare per lo svolgimento dell’attività professionale.

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