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Servizi Google sotto indagine

Analisi combinata e ragionata – e soprattutto non dichiarata – dei dati personali degli internauti che utilizzano i servizi di YouTube, Gmail, il social network Google, le indicazioni di Google Maps e i risultati del motore di ricerca più famoso e del mondo – e di fatto monopolista in Europa.
Le autorità del vecchio continente varano una manovra coordinata contro la società di Mountain View, sospettata in sostanza di profilare i clienti dei servizi a loro totale insaputa. In mancanza di una legge quadro europea che fissi i poteri delle autorità regolatrici, legge che ora da più parti si torna a invocare, la strategia dell’Ue passa attraverso l’iniziativa di sei paesi (oltre all’Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Spagna) che già lo scorso anno avevano tentato di portare al tavolo i manager del gruppo per chiedere il rispetto della direttiva 95/46/CE.
Dopo l’unificazione di 60 policy sul trattamento dati, varata nel 2012 e che consentirebbe a Google di costruire una fotografia perfetta e dinamica dei suoi utenti (chi sono, dove vanno, con chi si relazionano, cosa pensano etc), 29 authority nazionali dell’Europa avevano iniziato una pre–istruttoria coordinata, arrendendosi però davanti all’impossibilità di assumere una decisione comune e giuridicamente vincolante.
I risultati sono quindi passati ai Garanti dei singoli paesi, che all’esito negativo di un tavolo di discussione con i vertici di Mountain View hanno deciso di aprire sei istruttorie in applicazione delle rispettive leggi nazionali. L’authority francese, che aveva guidato l’inchiesta, a ottobre aveva segnalato i «gravi rischi» per la privacy dei cittadini dopo l’unificazione delle 60 policy della galassia Google, chiedendo ai suoi manager di proporre entro quattro mesi dei cambiamenti in linea con le regole comunitarie. Il termine è scaduto però senza esito, al punto che Isabelle Falque-Pierrotin, presidente del Garante francese, ha detto di aver «iniziato il conto alla rovescia, perchè le promesse di Google di cambiare non bastano più».
Il presidente del Garante italiano, Antonello Soro ha dichiarato che «Google non può raccogliere e trattare i dati personali dei cittadini europei senza tenere conto del fatto che nell’Unione europea vigono norme precise a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini dell’Ue. L’azione congiunta dei Garanti europei mira a riaffermare questo principio e a far sì che questi diritti vengano garantiti. Il Garante italiano è da tempo impegnato sul fronte internazionale proprio perché la privacy dei cittadini europei venga rispettata, non solo dalle imprese dell’Ue, ma anche da parte dei big della rete e da tutte le società che operano nelle comunicazioni elettroniche, ovunque esse siano stabilite».
I rischi per Google, stando alle legislazioni vigenti, sono però tutto sommato relativi e consistono in sanzioni variabili da stato a stato: in Gran Bretagna l’Information Commissioner’s Office può irrogare multe fino a 756mila euro, ma l’omologo francese (Cnil) non può andare oltre 300mila euro. Una proposta di cui si parla a Bruxelles, sempre che si riesca ad arrivare alla legge quadro europea in materia di protezione dei dati personali, prevede sanzioni pecuniarie fino al 2% del fatturato annuale, una soluzione che preoccupa anche gli altri grandi “gestori” di dati, dalle compagnie telefoniche, alle società bancarie e assicurative, tra le altre.
Google intanto respinge tutti i sospetti: «La nostra normativa sulla privacy rispetta la legge europea e ci permette di creare servizi più semplici e più efficaci – ha detto un portavoce – . Siamo stati costantemente in contatto con le diverse autorità garanti della privacy coinvolte nel corso di questa vicenda e continueremo a esserlo in futuro».

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