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Servizi fieristici alla ricerca di identità per applicare l’Iva

Servizi fieristici in cerca di identità ai fini dell’applicazione dell’Iva. La qualificazione delle prestazioni rese dagli organizzatori alle imprese espositrici, costituite da una pluralità di elementi, a cominciare dalla messa a disposizione degli spazi, continua a oscillare fra servizi immobiliari e servizi generici. L’incertezza genera difformità di comportamento molto problematiche nei rapporti transfrontalieri, con il rischio per gli operatori di andare incontro a tutte le conseguenze connesse all’applicazione dell’Iva «sbagliata». Neppure il recente regolamento n. 1042/2013 appare risolutivo: sebbene sia stato concepito proprio per risolvere questioni del genere, infatti, si limita ad affermare la natura generica delle prestazioni di «messa a disposizione di stand in fiere o luoghi di esposizione», chiarendo così soltanto ciò che è già stato chiarito dalla corte di giustizia Ue.

L’accesso alla fiera e la fornitura dello stand. Preliminarmente occorre distinguere dai servizi resi dagli organizzatori della fiera agli espositori, aventi a oggetto la partecipazione all’evento, quelli concernenti (I) la fornitura dello stand e (II) l’accesso alla fiera, sui quali non ci sono molti dubbi.

Il diritto d’ingresso alla fiera. Questo servizio, ai sensi dell’art. 32 del regolamento Ue n. 282/2011, consiste «nel concedere un diritto d’accesso a una manifestazione in cambio di un biglietto o di un corrispettivo». Il prezzo del biglietto d’ingresso alla fiera espositiva, nonché le prestazioni accessorie connesse con l’accesso, scontano l’Iva nel paese in cui si svolge l’evento, giusta quanto previsto dall’art. 7-quinquies) del dpr 633/72, indipendentemente dallo status del committente. L’art. 33 del regolamento precisa che i servizi accessori comprendono i servizi in relazione diretta all’accesso alla manifestazione forniti separatamente alla persona che vi assiste, dietro corrispettivo, ma non comprendono i servizi di intermediazione nella vendita dei biglietti.

In merito ai servizi accessori, nella circolare n. 37/2011 l’agenzia delle entrate ha correttamente evidenziato che, nel contesto normativo in esame, diversamente che nell’ambito dell’art. 12 del dpr 633/72, il concetto di accessorietà deve essere inteso in senso oggettivo: «al fine di qualificare una prestazione di servizi come accessoria rispetto a quella principale, pur restando confermata la necessaria strumentalità della prima rispetto alla seconda, è opportuno prescindere dall’identità dei soggetti coinvolti nell’operazione principale e in quella accessoria».

La fornitura dello stand espositivo. Un po’ più articolata è la qualificazione del servizio consistente nella fornitura dello stand espositivo, ossia delle strutture ed attrezzature mobili, variabili caso per caso, anche in relazione alle esigenze del committente. Questo servizio, che può essere reso direttamente dallo stesso organizzatore della fiera oppure da altri soggetti, va tenuto distinto dal servizio fieristico in senso proprio, inteso come la messa a disposizione, da parte dell’organizzatore dell’evento, degli spazi espositivi e dei necessari servizi complementari (es. energia elettrica, pulizia, accoglienza ecc.). Al riguardo, ha già fatto chiarezza la sentenza della Corte di giustizia Ue del 27 ottobre 2010, causa C-530/09, dalla quale emerge che la prestazione consistente nella fornitura di stand fieristici può assumere, a seconda della situazione, diverse configurazioni, alle quali corrispondono criteri diversi di localizzazione. In particolare, il servizio si potrà connotare come una prestazione pubblicitaria, oppure come un servizio accessorio alla prestazione fieristica, o ancora come locazione di beni mobili materiali.

Quest’ultima ipotesi, spiega la corte, si realizza quando la messa a disposizione del materiale dello stand rappresenta l’elemento determinante del servizio, come avviene nel caso in cui lo stand sia utilizzato dal committente in paesi diversi. In ogni caso, la Corte ha escluso che il servizio in esame rientri fra quelli relativi a beni immobili.

Le questioni, prospettate alla corte dai giudici polacchi con riferimento all’assetto normativo vigente prima della riforma della direttiva 2008/8/Ce, miravano a chiarire se, agli effetti dell’individuazione del luogo di tassazione, le prestazioni consistenti nella messa a disposizione temporanea di stand espositivi e fieristici per clienti che presentano la propria offerta presso fiere ed esposizioni rientrano tra le prestazioni di servizi accessorie all’organizzazione della manifestazione, oppure tra le prestazioni pubblicitarie.

Richiamando la propria precedente giurisprudenza, la corte chiarisce in primo luogo che tali prestazioni devono essere qualificate come pubblicitarie quando lo stand è utilizzato per la trasmissione di un messaggio destinato a informare il pubblico sull’esistenza o sulle qualità del prodotto o del servizio proposto dal locatario per accrescerne le vendite, o quando costituisce parte indissociabile di una campagna pubblicitaria.

Qualora lo stand non soddisfi tali presupposti, la prestazione può essere qualificata come accessoria all’evento fieristico quando consiste nella progettazione e nella messa a disposizione temporanea di uno stand per una fiera o un’esposizione determinata su un tema culturale, artistico, sportivo, scientifico, educativo, ricreativo o simile, o di uno stand corrispondente a un modello per il quale l’organizzatore di una fiera o esposizione ha stabilito la forma, la dimensione, la composizione materiale o l’aspetto visivo. È però necessario, a tal fine, che lo stand sia fornito in vista di un evento che si svolge, anche ripetutamente, in un luogo preciso; l’applicazione del criterio in esame alla fornitura di uno stand utilizzato per una molteplicità di fiere o esposizioni che si svolgano in più stati membri, infatti, comprometterebbe la riscossione affidabile e corretta dell’Iva.

Ne discende, pertanto, che qualora lo stand sia invece utilizzato in occasione di più fiere o esposizioni che si svolgono in stati membri diversi, la prestazione deve essere qualificata come locazione di beni mobili materiali.

La corte aggiunge infine che, indipendentemente dalla situazione, in nessun caso una prestazione come quella in esame può essere qualificata come una prestazione di servizi ricollegabile a un bene immobile, in quanto non presenta alcun nesso diretto con un bene immobile, non essendo sufficiente la sola circostanza che uno stand fieristico o espositivo debba essere puntualmente e temporaneamente installato su un bene immobile o all’interno del medesimo.

In sintonia con la sentenza, il regolamento Ue n. 1042/2013, inserendo l’art. 31-bis nel precedente regolamento n. 282/2011, chiarisce che non rientra tra i servizi relativi a beni immobili «la messa a disposizione di stand in fiere o luoghi di esposizione, nonché servizi correlati atti a consentire l’esposizione di prodotti, quali la progettazione dello stand, il trasporto e il magazzinaggio dei prodotti, la fornitura di macchinari, la posa di cavi, l’assicurazione e la pubblicità».

In conclusione, nella vigente disciplina della territorialità delle prestazioni di servizi «business to business», la prestazione avente a oggetto la fornitura di stand fieristici, nel senso di cui alla citata sentenza, si qualifica in ogni caso come un servizio «generico», soggetto all’Iva nel paese in cui è stabilito il committente in base alla regola generale dell’art. 7-ter, dpr n. 633/72, salvo che possa ritenersi accessorio all’organizzazione dell’evento.

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