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Servizi e controlli, accordo sulla privacy

ROMA — Un accordo fra servizi segreti e garante della Privacy per prevenire un datagate made in Italy. Oggi, a palazzo Chigi, sarà firmato un protocollo fra Antonello Soro, presidente del Garante, e Giampiero Massolo, direttore del Dis (l’ente che coordina tutti gli 007) alla presenza del premier Enrico Letta e del sottosegretario all’intelligence Marco Minniti. «I servizi segreti non devono nascondere le mani nella marmellata — aveva spiegato Minniti — l’Intelligence opera su un terreno di confine, e questo è naturale. Ma occorre scrivere un nuovo pezzo di futuro conciliando sicurezza, libertà e privacy, con i servizi che operano secondo i tre principi di correttezza, lealtà e funzione positiva».
Dopo lo spionaggio informatico della National Security Agency per motivi di interesse o sicurezza nazionale. Dopo il caso Snowden, l’uomo che ha rivelato i programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico, era stato lo stesso Soro a denunciare a Letta, qualche mese fa, gravi «lacune normative», nel nostro Paese, in materia «di protezione dei dati personali relativamente ai trattamenti effettuati per fini di giustizia, polizia o sicurezza nazionale». Va detto che l’Italia vive una situazione particolare: da soli 14 mesi una legge (voluta dall’ex presidente del Copasir D’Alema) attribuisce alla nostra intelligence un nuovo compito, la «protezione cibernetica nazionale». Ma in questi mesi nulla è stato fatto per evitare che i servizi segreti, per tutelare tutte quelle infrastrutture cosiddette «critiche materiali e immateriali», possano spiare i cittadini violandone la privacy. L’intesa che sarà firmata oggi non impedirà ovviamente agli 007 le intercettazioni su piattaforme digitali informatiche previste per la sicurezza cibernetica. Ma metteranno dei severi vincoli in particolare alla gestione degli archivi nei quali tutte le notizie sensibili confluiranno. L’obiettivo del protocollo è evitare abusi sia nello spionaggio dei cittadini, sia nella gestione delle notizie legittimamente raccolte.
Il caso Nsa, e le rivelazioni che hanno riguardato anche l’intercettazione di circa 70 milioni di dati di cittadini francesi, aveva nei giorni scorsi particolarmente allarmato il presidente della Privacy. Soro aveva scritto una lettera al presidente del Consiglio Enrico Letta invitandolo a «una indispensabile operazione trasparenza ».
Ma il rischio Datagate in Italia, per il garante della Privacy, è più concreto di quanto si immagini. Secondo Soro, «non soltanto gli 007, ma anche i servizi di investigazione e giudiziari tendono sempre di più ad avvalersi di tutte le opportunità informative offerte dalle tecnologie per perseguire un controllo generalizzato, pervasivo e spesso preventivo, non sempre giustificati da effettive finalità di sicurezza o prevenzione ». Una affermazione gravissima alla quale la presidenza del Consiglio ha dato immediata riposta con la firma del protocollo di oggi.
Il problema delle attività di spionaggio della NSA, per Soro, «rende indispensabile che il Governo accerti, con tutti gli strumenti utili, se la raccolta, l’utilizzo e la conservazione di informazioni relative alle comunicazioni telefoniche e telematiche abbia coinvolto anche i cittadini italiani ».

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