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Servizi digitali, big alla cassa

Definiti i confini di applicabilità dell’imposta sui servizi digitali (Isd), ossia la cosiddetta digital tax italiana, da cui non saranno esclusi i big in quanto si applica una nozione estesa di gruppo. Con la circolare n. 3/E dello scorso 23 marzo, l’Agenzia delle entrate ha chiarito l’ambito di applicazione e di esclusione dell’imposta, la determinazione della base imponibile, gli obblighi strumentali e contabili, e i rimborsi; apposita sezione è stata dedicata alle convenzioni contro le doppie imposizioni e alla deducibilità dell’imposta.

Con il documento di prassi, l’Agenzia ha apportato chiarimenti dirimenti che permettono ora agli operatori di poter concretamente delineare i confini di operatività dell’Isd, rispetto alle prime indicazioni fornite nei provvedimenti dello scorso 31 dicembre 2020 e 15 gennaio scorso. L’imposta è stata inserita mediante la legge di bilancio 2019, art. 1, commi da 35 a 50, legge n. 145/2018 al fine di assoggettare a tassazione, con un’aliquota pari al 3%, i ricavi derivanti dalla messa a disposizione di servizi digitali agli utenti situati nel territorio dello Stato, indipendentemente dalla localizzazione geografica del fornitore.

Circa il fornitore e, dunque, riguardo al presupposto soggettivo, la circolare specifica come il criterio identificativo sia duplice, ossia: (i) lo svolgimento dell’attività d’impresa, che ricomprenderebbe pertanto società, enti commerciali, non commerciali e persone fisiche svolgenti attività d’imprese e (ii) il superamento congiunto delle due soglie dimensionali legate ai ricavi.

Nello specifico, il requisito soggettivo sarà soddisfatto laddove, nell’anno solare antecedente, siano stati realizzati ricavi, da considerarsi quali risultanti dal bilancio d’esercizio ovvero da quello consolidato se la società è appartenente a un gruppo, pari almeno a 750.000.000 euro, nonché ricavi per almeno 5.500.000 euro derivanti da servizi digitali realizzati nel territorio dello Stato.

Precisazione di indubbia rilevanza è fornita al par. 2.3 ove l’Agenzia definisce la nozione di gruppo estendendola a tutte le entità, residenti e non residenti, incluse nel bilancio consolidato redatto in conformità ai principi internazionali d’informativa finanziaria o a un sistema nazionale d’informativa finanziaria. In buona sostanza, con tale estensione si eviterà di escludere i «big» che, attraverso il dislocamento delle branch in più paesi d’Europa e nel mondo, avrebbero potuto rimanere sottosoglia laddove si fosse considerata la singola società operante nel territorio dello Stato.

Quanto al presupposto oggettivo, ossia ciò che sarà assoggettato a tassazione, la circolare specifica che questo sarà dato dai ricavi derivanti dalla fornitura dei servizi digitali caratterizzati dall’utilizzo da parte del soggetto passivo di un’interfaccia digitale e dal contributo alla creazione di valore da parte degli utenti. In estrema sintesi, ciò che sarà tassato saranno i ricavi ottenuti tramite l’interfaccia digitale, dalla monetizzazione del contributo degli utenti.

Stante l’elevata tecnicità di tale presupposto, la circolare ha voluto analizzare le principali caratteristiche delle singole tipologie di servizi assoggettate a tassazione precedentemente indicate alle lett. a, b, c dell’art. 37, della legge di bilancio 2019; nello specifico, rientrano in tale alveo (i) la veicolazione di pubblicità mirata, (ii) la messa a disposizione di interfacce digitali che mettono in contatto gli utenti favorendone l’interazione o facilitando la fornitura diretta di beni o servizi e (iii) la trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale. In altre parole, l’imposta sarà applicata, al ricorrere delle condizioni sopra esposte, nel caso in cui l’intermediario operi come interfaccia digitale.

Debita attenzione, al fine di non ricomprendere tutti i servizi digitali all’interno del presupposto impositivo, occorre prestare alle fattispecie escluse, ossia a quelle elencate dall’art. 37-bis, quali l’acquisto diretto di beni e servizi, sempre esclusi dall’ambito di applicazione dell’imposta. Da ciò, ne deriva che per una stessa fattispecie, per esempio per i giochi online, occorrerà indagare sulla natura dei ricavi generati per verificare cosa occorrerà assoggettare a tassazione; dacché, saranno ricomprese nel novero della tassazione in oggetto la messa a disposizione dell’ambiente di gioco tale per cui il fornitore si troverebbe a operare come interfaccia digitale; mentre, saranno escluse da tassazione le forniture di contenuti digital, come per esempio gli upgrade ovvero gli streaming.

Inoltre, per determinare correttamente quali ricavi siano tassabili, bisognerà verificare la localizzazione dell’utente: se questo è localizzato nel territorio dello Stato si dovranno ricomprendere all’interno della base imponibile.

La localizzazione avverrà attraverso l’utilizzo degli indirizzi Ip, metodologia «classica» per il tracciamento del collegamento di tutti gli indirizzi digitali; tuttavia, laddove ciò non risultasse praticabile, poiché ritenuto non attendibile la circolare dispone la possibilità di utilizzare per esempio la metodologia Gps o Gsm, Wifi o bluetooth.

Raccordando quanto sopra, laddove un soggetto passivo d’imposta realizzi le operazioni imponibili, siccome localizzate nel territorio dello Stato, occorrerà assoggettare a tassazione, mediante l’applicazione di un’aliquota del 3%, i relativi ricavi, che dovranno essere assunti al lordo dei costi sostenuti per le forniture dei servizi digitali e al netto dell’Iva e delle altre imposte indirette, escludendo altresì i ricavi derivanti da operazioni infragruppo.

Per meglio comprendere l’ambito di applicazione dell’imposta, appare utile riprendere l’esempio fornito dalla circolare: una persona fisica in viaggio sulla tratta Torino-Parigi e che all’altezza di Bardonecchia ordini una cena a domicilio a Parigi, comporterà la tassazione in Italia in virtù della localizzazione dell’utente nel territorio dello Stato, nonostante il bene venga acquistato in Francia.

Alla luce di quanto sopra, sulla stura della necessità mondiale già avanzata in seno al progetto Beps (base erosion and profit shifting), mediante l’action 1, si apre ora per il fisco italiano la possibilità di assoggettare equamente a tassazione i profitti realizzati dalle big company tecnologiche, evitando così lo spostamento di base imponibile in paesi a ridotta tassazione, anche europei quali l’Irlanda e l’Olanda.L’Isd permetterà al fisco di generare introiti di indubbia rilevanza, alla luce del mutato contesto economico-sociale dovuto alla diffusione epidemiologica da Covid-19; difatti, con l’aumento dei servizi digitali offerti ai consumatori finali, quali il food delivery, sarà ora possibile tassare la sostanza dell’operazione (es: ordine di una pizza con consegna a domicilio) in Italia la quale, invece, senza l’imposta de qua, sarebbe stata tassata in un paese a scelta dalla casa madre.

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