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«Serve un’agenzia delle uscite»

ROMA – Varare un’agenzia delle Uscite per mettere definitivamente sotto controllo la spesa pubblica e realizzare la madre di tutte le riforme. Vale a dire il pieno controllo e successivo ridimensionamento della spesa pubblica. Proprio nel giorno in cui il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Claudio Siciliotti, durante l’assemblea annuale di ieri a Roma, ottiene dall’agenzia delle Entrate il centro unificato di prenotazione per i commercialisti con la possibilità di presentare pratiche di più contribuenti e un utilizzo sempre più spinto dei canali telematici, chiede che il governo crei una parallela agenzia delle Uscite.
«Per una vera spending review, capace di raggiungere gli obiettivi di alcune decine di miliardi di risparmi che sono oggi imprescindibili, ma soprattutto capace di mantenerli nel tempo – ha affermato Siciliotti – non bastano gruppi di lavoro a termine con compiti meramente ricognitivi e illustrativi: serve una task force permanente dotata di adeguati poteri ispettivi e senzionatori; serve un’agenzia delle Uscite». Anche perché se la pressione fiscale è arrivata al 45,1% nel 2012 («con uno scalone fiscale mai visto prima in così breve tempo dato che nel 2011 era al 42,4%», ha detto Siciliotti) la ragione sta nel fatto che la spesa pubblica ha corso all’impazzata. «Attualmente – ha detto Siciliotti – la spesa pubblica ha raggiunto i 722 miliardi e tra 2000 e 2010 l’aumento è stato del 21 per cento. Di fatto i governi Monti e Berlusconi stanno tassando gli italiani per ridurre il meno possibile la spesa pubblica, visto che la manovra 2012-2014 da 81mila miliardi è costituita solo per il 37% da tagli di spese». Dati, sia quelli fiscali sia della spesa pubblica, che rendono ancora più inaccettabile in fatto che lo Stato restituisca poi a cittadini e imprese quel che deve con un ritardo che nel 2012 sta costando – come ha messo in luce la ricerca I-Com-commercialisti – 2,35 miliardi di euro solo per i costi bancari che le imprese sopportano per finanziare i rimborsi tardivi. «Il nostro sogno – ha aggiunto Siciliotti – è che per la Pa e per i contribuenti valgano le stesse regole quanto a sollecitudine nei pagamenti». Nell’attesa, Consiglio nazionale dei commercialisti e agenzia delle Entrate stanno definendo un accordo quadro nazionale per creare un Cup (Centro unificato di prenotazione) per i professionisti grazie al quale per i commercialisti diventerà più agevole ottenere in tempi rapidi appuntamenti presso gli sportelli dell’Agenzia nonché prenotarli per un numero multiplo di pratiche invece che per una soltanto. «L’accordo – ha spiegato il direttore dell’agenzia delle Entrate, Attilio Befera – prevederà l’assunzione di impegni reciproci volti a promuovere ancor di più l’utilizzo dei canali telematici e della posta elettronica certificata, ricercando la massima efficienza nell’utilizzo delle risorse disponibili per l’erogazione di servizi di front-office. Inoltre i commercialisti, naturale interfaccia tra fisco e contribuenti, potranno contare su una corsia prioritaria nella fissazione dell’appuntamento».
Infine, schiarita nei rapporti commercialisti-Assonime sul tema dei collegi sindacali nelle srl. Nella riformulazione dell’articolo 2477 del Codice civile (legge 35/2012) di norma nelle srl, tranne una scelta diversa nello statuto, c’è un organo monocratico. Scelta condivisa da Assonime ma fortemente avversata dai commercialisti che vedono in questa scelta un «pericoloso indebolimento dei controlli di legalità», come ha detto ieri Siciliotti. E il presidente di Assonime, Giancarlo Abete, nel suo intervento ha aperto la porta al dialogo: «Siamo disponibili a una riflessione a tutto tondo sul tema sia per quello che riguarda le spa sia le srl piccole, medie e grandi». E così appare meno in salita la strada di una revisione della normativa attualmente in vigore che Siciliotti vorrebbe si applicasse, con una soglia, soltanto a srl effettivamente piccole (quelle superiori a 30 milioni di ricavi sono 2.560 mentre oltre i 100 milioni sono 519) e comunque al di sotto di un determinato livello di ricavi.

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