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Serve un piano di rientro per il 10 Poi si spera in Santander e Bnp

Tra silenzi, dubbi, frustrazioni, qualcosa su Mps s’intravede. Un percorso, stretto e accidentato, passibile però di evitare una brutta fine a un marchio glorioso che negli ultimi anni ha passato troppe sventure. «Ormai è tutto in mano alla Bce — racconta un esperto banchiere d’affari — e l’Eurotower vuole che chi ha fallito i test colmi in proprio il deficit, mettendosi in sicurezza». Solo dopo — se c’è — potrà affacciarsi il nuovo socio, che potrebbe rendere più appetibile l’aumento. Dietro le quinte si cita l’operazione Unipol-Fonsai. È un cambio copernicano, che formalmente scatta proprio da oggi con l’avvento della vigilanza unica.
Non ci sono più nozze combinate, banchieri sommersi e salvati. Il clima, specie tra la Bce e l’Italia bancaria, è molto più formale. Quindi la road map che attende Fabrizio Viola e Alessandro Profumo è di altro tipo. Domani il cda voterà l’aumento da oltre 2 miliardi, quanto serve per colmare i 2,11 miliardi di deficit della Bce e forse per rimborsare tutto il Monti bond. Poi sono attese altre misure per snellire gli attivi di rischio, tra cui forse la cessione di crediti in mora e lo smantellamento degli attivi level 3 (tra cui Anthracite, veicolo off-shore di Lehman Brothers, per cui la banca Usa agiva da garante e investiva in hedge fund altamente speculativi).
Più tempo servirà, invece, a dipanare la matassa da 600 milioni del derivato Alexandria, su cui presto potrebbe partire il negoziato con la controparte Nomura. Tutte le misure deliberate dal cda senese saranno sottoposte all’Eurotower entro il 10. Con la regìa di Ubs e Citi, l’aumentopotrebbe partire a febbraio, dopo l’archiviazione del bilancio 2014 che sarà rosso sangue, dovendo inglobare gli accantonamenti per l’esame Aqr (4,24 miliardi lordi a Siena, 2,9 miliardi al netto dei benefici fiscali). Ai soci forti converrà reinvestire: non saranno diluiti a zero, medieranno il prezzo di carico e si apposteranno per il premio costituito dall’eventuale, successivo arrivo di nuovi padroni. Axa, che ha il 3,72%, ha già detto che farà la sua parte; e così si può immaginare il restante 18% di quote rotonde.
Se un compratore ci sarà, difficilmente sarà Nit Holdings, il veicolo cinese del duca Rodolfo Varano di Camerino, che avrebbe offerto 10 miliardi per tutta Rocca Salimbeni. Nit già aveva cercato Mps mesi fa, con una lettera di interesse per il 26% di Popolare Spoleto. A Siena raccontano che, allegato a quella lettera, ci fosse anche l’assegno. Ma il duca non fu ritenuto attendibile: s’è preferito affrontare un costoso riassetto di debiti con i soci di Spoleto, e tenersi sui libri le azioni; un motivo ci sarà.
Domani, comunque, tutti giurano che il nome del compratore del Monte non salterà fuori. «Ancora non c’è — racconta un banchiere d’affari — ci sono solo alcuni potenziali interessati che stanno fermi e zitti per non far salire i prezzi dell’operazione ». Banco Santander e Bnp Paribas sembrano i più accreditati. Ma dovranno farsi avanti loro, si dice, perché la nuova vigilanza europea non tira nessuno per la giacca. La Bce affronta le crisi con il meccanismo di risoluzione, non con le nozze riparatrici. Inoltre, chiunque comprasse, dovrebbe preservare la pace sociale a Siena, come chiedono le sigle sindacali che giovedì incontreranno l’ad Viola, e che a Siena dicono «abbiamo già dato».
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