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Serie A, la cordata dei fondi al bivio per l’intesa sui diritti tv

Scade l’accordo tra i fondi di private equity Cvc, Advent e Fsi per investire sulla Serie A di calcio.

Lo scorso 31 agosto è infatti scaduto, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, il «memorandum of understanding» sottoscritto fra i tre investitori finanziari e la Lega Serie A nel 2020: un documento siglato, quando i tre fondi avevano partecipato al processo competitivo dove poi la stessa cordata era stata preferita in assemblea di Lega ad altri investitori finanziari (tra cui il consorzio Bain Capital-Nb Renaissance), per rilevare il 10% della media company dove far confluire i diritti televisivi delle partite.

Nello stesso documento si suddivideva anche il peso delle quote degli investitori per l’investimento complessivo da 1,7 miliardi di euro: Cvc con il 50%, Advent con il 40% (con pari poteri) e Fsi con il 10 per cento.

La scadenza è una sorta di “liberi tutti”, che da una parte apre il campo a nuove alleanze (e potenzialmente nuovi investitori) e dall’altra parte propone il tema del possibile rinnovo dello stesso accordo tra i tre componenti del consorzio. A puntare verso quest’ultima direzione sarebbe Cvc, che non ha intenzione di abbandonare la partita, nel caso la Lega Serie A e i suoi presidenti decidessero di riaprire un tavolo di trattative, dopo che negli scorsi mesi il dossier era stato accantonato per il veto di alcuni club: in particolare, Lazio, Napoli, Atalanta, Fiorentina, Hellas Verona, Juventus e Inter.

Proprio Cvc, in Spagna, ha raggiunto un primo accordo per investire sui diritti tv della Liga iberica, accordo per molti versi speculare a quello che potrebbe essere raggiunto sulla Serie A. Cvc riterrebbe l’intesa spagnola sinergica a quella che potrebbe essere ottenuta sulle partite tv del campionato italiano: ma la posizione non sarebbe condivisa da alcuni presidenti che prima vorrebbero chiarire la possibilità che esista un conflitto d’interessi per il doppio investimento.

In questa situazione in evoluzione gli altri due componenti del consorzio dei fondi, cioè Advent e Fsi, starebbero valutando il da farsi: se ripartire con un nuovo accordo a tre con la partecipazione di Cvc oppure se stringere un’inedita alleanza a due.

Sul fronte della Lega c’è comunque apertura a intavolare una nuova trattativa con i fondi di private equity: molti club sarebbero favorevoli, alla luce della crisi che attanaglia il calcio e dei bilanci fortemente indebitati.

In una delle prossime assemblee di Lega il tema private equity potrebbe essere così affrontato. Tutto questo anche se, scaduto l’accordo tra Cvc, Advent e Fsi e per ora non rinnovato, resta da capire chi sarà l’interlocutore finanziario. In teoria potrebbero infatti entrare sulla scena anche nuovi player, nel caso la Lega e i club decidessero di riprendere in mano il dossier dell’apertura del capitale della «media company».

Nel frattempo rimane sul tavolo il tema del servizio offerto da Dazn che, in partnership con Tim, si è aggiudicata per il triennio appena iniziato i diritti di trasmissione della Serie A (10 partite in esclusiva e 3 in co-esclusiva con Sky). Il tavolo tecnico è previsto riunirsi in Lega a valle della fine delle giornate di campionato. In questo quadro però gli occhi sono puntati anche sulle Autorità. In Agcom la questione è al centro dell’attenzione su tre fronti: la tenuta della rete, la qualità del servizio che deve essere uguale per tutti non privilegiando gli abbonati a Timvision e la questione della misurazione degli ascolti. Al termine della seconda giornata Dazn ha fornito dati, certificati da Nielsen, ma che hanno fatto storcere il naso a molti proprio per la modalità: una sorta di autocertificazione senza passare invece da un organismo terzo (come Auditel). Su tutte e tre le tematiche il presidente Agcom Giacomo Lasorella dovrebbe parlare davanti alla commissione Trasporti-Tlc della Camera, in un’audizione che dovrebbe tenersi probabilmente il prossimo 15 settembre.

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