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Sequestro, sì ai benefici

Anche se recidivi reiterati, gli imputati del delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione potranno beneficiare, se “il fatto è di lieve entità”, della riduzione fino a un terzo della pena. È infatti incostituzionale la norma che vieta di considerare prevalente, rispetto all’aggravante della recidiva reiterata, l’attenuante del «fatto di lieve entità» impedendo così di applicare una pena adeguata e proporzionata alla differente gravità del fatto-reato. Con sentenza n. 143 depositata ieri la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 69, co. 4, del codice penale nella parte in cui stabilisce che l’attenuante del «fatto di lieve entità», introdotta dalla stessa Corte con la sentenza n. 68/2012, per il delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione, non possa prevalere sulla recidiva prevista dall’art. 99, co. 4, del Codice penale. La norma censurata contrasta con gli art. 3 e 27 della Costituzione e vanifica la funzione mitigatrice della pena. Nella sentenza, si legge in una nota, viene posto in rilievo che la funzione dell’attenuante del fatto di lieve entità «consiste propriamente nel mitigare, in rapporto ai soli profili oggettivi del fatto (caratteristiche dell’azione criminosa, entità del danno o del pericolo), una risposta punitiva improntata a eccezionale asprezza e che, proprio per questo, rischia di rivelarsi incapace di adattamento alla varietà delle situazioni concrete riconducibili al modello legale». La Corte ha infatti ricordato che la pena particolarmente elevata prevista per il reato di sequestro di persona (reclusione da 25 a 30 anni) fu introdotta dalla legislazione emergenziale a seguito dell’allarme sociale provocato, negli anni Settanta, da numerosi episodi di sequestro di persona volti a conseguire il riscatto per la liberazione. Nella sentenza si ribadisce il principio della necessaria proporzione della pena rispetto all’offensività del fatto, che sar ebbe vanificato da una «abnorme enfatizzazione» della recidiva, indice di rimproverabilità e pericolosità, rilevante sul piano strettamente soggettivo. La pronuncia si pone nel solco di altre dichiarazioni di illegittimità che hanno riguardato circostanze attenuanti espressive della minore gravità del fatto: così la «lieve entità» nel delitto di produzione e traffico illecito di stupefacenti (sentenza 251/2012); la «particolare tenuità» nel delitto di ricettazione (sentenza 105/2014); la «minore gravità» nel delitto di violenza sessuale (sentenza 106/2014); il «danno patrimoniale di speciale tenuità» nei delitti di bancarotta e ricorso abusivo al credito (sentenza 205/2017).

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