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Sequestro conservativo più facile

Più facile mettere “sotto chiave” il patrimonio di un imputato in vista di una sanzione pecuniaria. Le Sezioni unite penali della Cassazione, con la sentenza n. 51660, depositata ieri, hanno stabilito che, per disporre il sequestro conservativo, basta che esista un dubbio fondato sull’assenza di risorse per far fronte al credito, «vale a dire che il patrimonio del debitore sia attualmente insufficiente per l’adempimento delle obbligazioni di cui all’articolo 316, commi 1 e 2 del Codice di procedura penale». Respinta invece una tesi che sfumava nel tempo la possibilità del sequestro alla valutazione del rischio di una futura dispersione del patrimonio.
In sostanza, per una prima linea di tendenza, il rischio che, all’esito del processo, la garanzia del credito non trovi soddisfazione con il patrimonio del debitore va valutato, oltre che rispetto all’entità del credito, anche in rapporto a segnali di impoverimento del patrimonio stesso, tratti anche dalla capacità reddituale e dall’atteggiamento del debitore. Secondo un altro orientamento, invece, il rischio di inadempimento esiste anche quando c’è una condizione oggettiva di inadeguata consistenza del patrimonio in rapporto all’entità del credito, indipendentemente dal possibile futuro depauperamento.
Ed è stata quest’ultima, alla fine, la posizione delle Sezioni unite, che peraltro riconoscono che il contrasto giurisprudenziale è più apparente che reale. Pertanto, per la sentenza, si può concludere che le garanzie mancano quando esiste la certezza, allo stato, dell’«attuale inettitudine del patrimonio del debitore a fare fronte interamente all’obbligazione nel suo ammontare presumibilmente accertato». Garanzie che svaniscono quando l’atteggiamento del debitore è tale da fare desumere un futuro impoverimento di un patrimonio attualmente sufficiente a ad assicurare la garanzia. Si tratta di due elementi che, come espresso dall’articolo 316 del Codice di procedura penale, rilevano in maniera autonoma.
Si tratta di una conclusione, sottolinea la sentenza, del tutto allineata con la giurisprudenza civile nell’interpretazione dell’articolo 671 del Ccp che disciplina l’applicazione, anche in questo caso, del sequestro conservativo su beni assoggettabili a pignoramento. Le Sezioni civili della Cassazione, ricorda ora la pronuncia, hanno sempre ritenuto che il giudice, nel decidere la misura cautelare, può far riferimento a criteri oggettivi, costituiti dalla capacità patrimoniale in relazione all’entità del credito, oppure a criteri soggettivi, rappresentati dalla condotta del debitore. Ma non è necessario che siano presenti entrambi.

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