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Sequestro conservativo ko No ricorso per cassazione

Dopo che il riesame ha annullato o revocato ex articolo 318 Cpp l’ordinanza di sequestro conservativo in favore della parte civile, quest’ultima non può proporre ricorso per cassazione: deve dunque escludersi la violazione del diritto di difesa. E ciò perché proprio la diversità di regime tra sequestro preventivo e conservativo sta a dimostrare che la pretesa privata deve soccombere rispetto alla pretesa pubblica, mentre il danneggiato da reato ha la scelta tra il condizionamento alle regole del processo penale e la possibilità di esercitare l’azione civile in sede propria. Lo stabiliscono le sezioni unite penali della Cassazione con la sentenza 47999/14, che mette fine a un contrasto di giurisprudenza. Il massimo consesso spiega che precludere alla parte civile il ricorso di legittimità contro il provvedimento comunque demolitorio del sequestro conservativo disposto dal procedimento di base non si risolve in una violazione del diritto di difesa perché alla parte civile è comunque consentito, revocando la sua costituzione, di rimettere in gioco ogni sua pretesa davanti al giudice civile, considerata la perenzione del procedimento cautelare. Non convincono le argomentazioni contrarie: le sentenze che riconoscono la legittimazione della parte civile al ricorso per cassazione giungono, scrive il collegio esteso, a una conclusione «priva di ogni corretto riferimento normativo» secondo cui tale facoltà scaturirebbe «dal combinato disposto degli articoli 325, comma 2, e 318 Cpp». E ciò perché una soluzione del genere si pone in diretta rotta di collisione con la giurisprudenza costante che nega alla parte civile la legittimazione al rimedio di cui all’articolo 325, comma 2, Cpp contraddetto dal regime dell’alternatività fra ricorso ordinario e ricorso diretto desumibile dal secondo periodo dello stesso comma 2 dell’articolo 325. Il tutto muovendo dall’erroneo presupposto che la parte civile sia legittimata a proporre richiesta di riesame, un rimedio invece non consentito. Con conseguente, duplice, erronea applicazione della legge processuale penale. Sulla decisione del collegio esteso, invece, viene ad assumere un ruolo determinante il principio del favor separationis.

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