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Sequestri, si guarda al mercato

Nel sequestro preventivo di immobili finalizzato alla futura confisca si può considerare il valore di mercato e non quello catastale. Il principio da tutelare è, infatti, quello di proporzionalità tra il credito garantito e il patrimonio assoggettato a vincolo cautelare. È questa la conclusione cui è giunta la Corte di cassazione, sezione terza penale, con sentenza n. 15417 del 4/4/2014. Gli ermellini si sono pronunciati sul ricorso presentato da un pubblico ministero che si era visto ridurre da parte del tribunale dell’appello il sequestro preventivo sui beni di un indagato per reati tributari. I giudici hanno respinto il ricorso della Procura, ritenendo legittima la determinazione del valore economico degli immobili desunta del loro valore di mercato, elaborato dall’Agenzia del territorio.

Il fatto. Nell’ambito di un procedimento penale per illeciti fiscali nei confronti di un soggetto, la Procura applicava la misura del sequestro preventivo per equivalente su alcuni immobili intestati al medesimo. Il provvedimento del pubblico ministero, con cui si applicava la misura, aveva fatto riferimento, nel calcolare il valore degli immobili da sequestrare, ai dati della rendita catastale degli stessi. Avverso tale provvedimento, l’indagato proponeva ricorso al Tribunale del riesame, il quale riteneva fondata le ragioni del ricorrente secondo cui il provvedimento del pubblico ministero sarebbe illegittimo perché basato sui valori catastali degli immobili e non sul valore di mercato degli stessi, come desunto dalla banca dati dell’agenzia del territorio. Richiamando i principi di proporzionalità, adeguatezza e gradualità delle misure cautelari reali, i giudici di merito:

a) hanno limitato il sequestro preventivo ai beni il cui valore, secondo i dati forniti dalla Agenzia del territorio, sia corrispondente al valore di riferimento stabilito per il sequestro;

b) hanno disposto la trasmissione degli atti al pubblico ministero affinché procedesse all’individuazione di detti beni, assumendo come parametri di riferimento il valore di mercato delle proprietà dell’indagato;

c) hanno annullato il provvedimento del pubblico ministero, nella parte eccedente il valore di mercato determinato sulla base dei più recenti parametri stabiliti dalla banca dati dell’Agenzia del territorio, disponendo il sequestro dei beni gravati della misura cautelare in atto, limitatamente a quelli il cui valore eccede il valore di mercato degli stessi.

La sentenza. Il pubblico ministero proponeva ricorso in Cassazione avverso l’ordinanza del Tribunale del riesame, sostenendo, in estrema sintesi, che il valore catastale ha requisiti di certezza più saldi rispetto al valore commerciale, essendo quest’ultimo suscettibile di variare nel tempo (con la conseguenza che il giudice dell’appello cautelare potrebbe prendere in considerazione solo il valore catastale al fine di valutare la corrispondenza tra i beni sequestrati e l’importo oggetto del sequestro).

Con la sentenza n. 15417/2014 la Cassazione ha ritenuto infondato il ricorso del pubblico ministero e, relativamente al valore degli immobili sottoposti alla misura cautelare, ha chiarito che la valutazione del compendio immobiliare non deve necessariamente essere effettuata sulla base dei valori catastali.

Certamente il giudice dell’impugnazione cautelare può, nell’esercizio del suo sindacato di merito, determinare tale valore economico sulla base della rendita catastale (in tal senso peraltro si è espressa la recente sentenza della medesima III sezione della Cassazione n. 19099/2013), ma non si può escludere che, fornendo un’adeguata motivazione, egli possa ancorare la sua valutazione ad altri parametri, specialmente ove questi, come nel caso delle stime dell’Agenzia del territorio, siano elaborati e utilizzati da soggetti pubblici estranei alle parti processuali. Questa valutazione rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, e, se adeguatamente motivata, è insindacabile in sede di legittimità.

Motivi della sentenza. Secondo gli ermellini, il giudice del riesame o dell’appello cautelare è tenuto a prendere in considerazione anche i rilievi che sostanzialmente mirano a dimostrare la sproporzione della misura rispetto al profitto reale. Anche nelle misure cautelari reali, trovano applicazione i principi di proporzionalità, adeguatezza e gradualità, dettati dall’art. 275 c.p.p. per le misure cautelari personali. Pertanto, nel disporre le misure cautelari, il giudice deve motivare adeguatamente sull’impossibilità di conseguire il medesimo risultato attraverso un minore sacrificio della sfera patrimoniale dell’indagato. Più in particolare, il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente non può avere a oggetto beni per un valore eccedente il profitto del reato, sicché si impone, da parte del giudice di merito, la valutazione relativa all’equivalenza tra il valore dei beni e l’entità del profitto, come in sede di confisca.

Il provvedimento del Tribunale del riesame che conferma il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente può essere, infatti, ritenuto illegittimo nel solo caso in cui non contenga alcuna valutazione sul valore dei beni sequestrati, dato che detta valutazione è necessaria per verificare il rispetto del principio di proporzionalità tra il credito garantito e il patrimonio assoggettato a vincolo cautelare, non essendo consentito differire l’adempimento estimatorio alla fase esecutiva della confisca.

La precedente sentenza n. 19099/2013. La Corte ha inoltre precisato di non aver mai affermato il principio secondo cui la valutazione del compendio immobiliare sequestrato deve necessariamente essere effettuata sulla base dei valori catastali. Nella sentenza sez. 3, 6 marzo 2013, n. 19099, che il pubblico ministero ha citato a supporto della propria tesi, si afferma infatti che il giudice dell’impugnazione cautelare può, nell’esercizio del suo sindacato di merito, determinare il valore economico dei beni immobili da assoggettare a sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente sulla base della rendita catastale, che costituisce un parametro maggiormente oggettivo rispetto all’andamento del mercato immobiliare. Non si esclude però che, fornendo un’adeguata motivazione, il giudice di merito possa ricavare tale valore adottando anche altri parametri, specialmente se questi, come avviene per le stime della Agenzia del territorio, sono elaborati da soggetti pubblici estranei alle parti processuali.

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