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Sequestri preventivi svincolati

Polizze vita, fondi patrimoniali e (in alcune situazioni) trust non tutelano a fronte di reati fiscali che legittimano la confisca per equivalente e il relativo sequestro preventivo. Ciò in quanto il divieto di sottoporre a misura esecutiva o cautelare dei beni o dei fondi vincolati attiene esclusivamente a eventuali responsabilità civili del soggetto che si avvale degli strumenti segregativi, ma il vincolo non assume alcun rilevo a fronte di responsabilità penali.

È questo, ormai da qualche anno, il «mantra» della Cassazione penale che si riscontra anche nella recente pronuncia del 6/5/2014 n. 18736 circa la non opponibilità di una polizza vita a fronte del mancato pagamento di imposte realizzato attraverso dichiarazione fraudolenta (ex art. 3 del dlgs 74/2000).

Il concetto di confisca per equivalente. L’ambito di applicazione della confisca per equivalente (di cui all’art. 322-ter cp) è stato esteso anche ai reati tributari dall’art. 1, comma 143, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Finanziaria 2008). In esso si è previsto che «nei casi di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, omesso versamento di ritenute certificate, omesso versamento di Iva, indebita compensazione e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni di cui all’art. 322-ter cod. pen.».

Da rilevare che la confisca in oggetto può riguardare beni (o fondi liquidi) che non hanno alcun collegamento diretto con il singolo reato, in quanto il provvedimento non ricade direttamente sui beni costituenti il profitto del reato, ma ha per oggetto il controvalore di essi.

A riguardo, la Cassazione penale ha peraltro sancito che qualora il profitto tratto dai reati tributari per i quali è prevista la confisca per equivalente, sia costituito da denaro, l’adozione del sequestro preventivo non è subordinata alla verifica che le somme provengano proprio dal delitto e siano confluite nella effettiva disponibilità dell’indagato, poiché l’ammontare oggetto di ablazione deve risultare solo equivalente all’importo che corrisponde, per valore, al prezzo o al profitto del reato (Cass. 10 gennaio 2013 n.1256).

Ciò peraltro è riscontrabile nelle stesse disposizioni di cui all’art. 322-ter, comma 3° c.p., ai sensi del quale «… il giudice con la sentenza di condanna, determina le somme di denaro o individua i beni assoggettati a confisca in quanto costituenti il profitto o il prezzo del reato ovvero in quanto di valore corrispondente al profitto o al prezzo del reato». In altri termini, nei casi in cui non risulti possibile agire direttamente sui beni costituenti il profitto o il prezzo del reato a causa del loro mancato reperimento è consentito, attraverso il trasferimento del vincolo dall’oggetto diretto all’equivalente, di apprendere utilità patrimoniali di valore corrispondente di cui il reo abbia comunque la disponibilità. Posto che ai sensi dell’art. 321, comma 2, del c.p.p. il giudice può disporre «Il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca», vi è la concreta possibilità che fin dalle indagini preliminari, possa essere disposto il sequestro preventivo dei beni dell’indagato, per un valore equivalente a quello del profitto del reato tributario per il quale si procede.

L’opponibilità delle polizze vita. Ai sensi dell’art. 1923 del codice civile «Le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare».

Da tale disposizione, il dubbio che i versamenti effettuati all’assicuratore possano essere preservati anche a fronte di un reato tributario commesso dal contraente/beneficiario.

La Cassazione, ribadendo concetti già espressi precedentemente, conferma, con la recente sentenza del 6 maggio 2014 n. 18736 che il divieto di sottoporre alle azioni cautelari le polizze vita, sancito dall’art. 1923 c.c, vale solo per la responsabilità civile e non concerne la disciplina della responsabilità penale. Ne consegue che il sequestro preventivo potrà riguardare anche i fondi accantonati attraverso versamenti in polizze vita, non rilevando i dettami dell’art. 1923 c.c. ai fini del sequestro per equivalente.

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