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Sequestri fiscali a largo raggio

di Francesco Falcone e Antonio Iorio

Negli ultimi mesi si è assistito con frequenza sempre maggiore, in presenza di reati tributari, al sequestro preventivo di beni, somme di denaro o altre utilità riconducibili al contribuente indagato per la violazione penale tributaria. Il sequestro viene eseguito in previsione della futura confisca, anche per equivalente, collegata alla condanna del contribuente.

In via generale il Codice penale (articolo 322-ter) prevede che nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti per determinati reati, venga sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengono a persona estranea al reato, o, quando essa non é possibile, la confisca dei beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente (confisca per equivalente).

Ai reati tributari questa misura è stata estesa abbastanza di recente (dal 1° gennaio 2008), e solo da poco sta conoscendo un'applicazione generalizzata.

L'estensione si è resa necessaria in quanto le ordinarie ipotesi di confisca previste dal Codice penale per tutti i reati erano spesso inapplicabili in materia tributaria.

Esse infatti prevedono un necessario rapporto di pertinenzialità tra prodotto, profitto e prezzo, da un lato, e reato, dall'altro, con la conseguenza che in molti casi non erano facilmente applicabili alle violazioni penali tributarie, nelle fattispecie in cui il vantaggio illecito è costituito da un risparmio di spese e quindi i beni sono già presenti nel patrimonio del l'evasore.

In altre parole era obiettivamente arduo, in molti casi, prevedere la confisca di somme risparmiate per effetto della fattispecie illecita e non di somme che hanno costituito un arricchimento.

Da qui la previsione di aggredire l'«equivalente».

Sono interessati potenzialmente tutti i contribuenti indagati per una delle violazioni penali tributarie previste dal DLgs 74/2000, fatta eccezione per l'occultamento o la sottrazione delle scritture contabili.

Si tratta quindi delle seguenti condotte illecite: dichiarazione fraudolenta mediante annotazione di documenti per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione, emissione di fatture false, omesso versamento Iva o ritenute, indebita compensazione delle imposte, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Il provvedimento di sequestro e quello successivo di confisca può riguardare anche eventuali persone concorrenti nel reato tributario. È il caso, ad esempio, del consulente o di terzi che hanno partecipato, insieme al contribuente, alla commissione delle violazioni.

Secondo il prevalente orientamento giurisprudenziale, in questi casi il sequestro può riguardare ciascuno dei concorrenti per l'intera entità del profitto accertato, salvo l'eventuale riparto tra i vari concorrenti che costituisce fatto interno a questi ultimi e che non ha alcun rilievo penale.

Il provvedimento di confisca, invece, non può eccedere, per ciascuno dei concorrenti, la misura della quota di prezzo o profitto attribuibile a ciascuno.

Nelle violazioni tributarie costituenti reato, in cui il contribuente è una società, il responsabile, ai fini penali, è di norma il rappresentante legale. La giurisprudenza (Cassazione 42894/2009, 26611/ 2009, 6288/2010, 26389/2011), ha spesso ritenuto che il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente può incidere contemporaneamente o indifferentemente sui beni della persona fisica che ha commesso il reato e su quelli dell'ente che ha beneficiato dell'illecito: l'unico limite è costituito dal fatto che il vincolo cautelare non può superare il valore complessivo del profitto del reato.

 

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