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Sequestrati 40 milioni «scudati»

Un sequestro da 40 milioni di euro. La procura di Siena dà una zampata investigativa che scuote le indagini e prepara il terreno dei prossimi interrogatori: quello, che proseguirà oggi, con l’ex direttore generale del Monte dei Paschi di Siena Vigni, ma soprattutto l’atteso confronto con Giuseppe Mussari, ex numero uno del Monte, che potrebbe essere sentito sabato. L’operazione è stata svolta ieri dal Nucleo Speciale di Polizia valutaria di Roma della Guardia di Finanza, guidato dal generale Giuseppe Bottillo. Non riguarda il filone investigativo più clamoroso, la compravendita di Antonveneta, ma quello che si concentra sulle operazioni ad alto rischio e illecite dell’area finanza di Mps. Come Alexandria, considerata dagli investigatori il paradigma di un sistema che tenta di coprire perdite finanziarie sempre più alte e rischiosissime per i conti del Monte mentre arricchisce in modo illecito chi le progetta.
I finanzieri del gruppo tutela risparmio della Valutaria, diretti dal colonnello Pietro Bianchi, hanno eseguito cinque decreti di sequestro probatorio: un atto, cioè, che deve «bloccare», in questo caso liquidità, titoli, documentazione di movimenti e tutto ciò che riguarda i conti correnti oggetto dei decreti. Dei 40 milioni, circa 17 riguardano Gianluca Baldassarri, ex responsabile area finanza del Monte. Un’altra quota riguarda Alessandro Toccafondi, vice di Baldassarri all’epoca delle operazioni considerate oggi sospette. Sugli altri nomi c’è riserbo. Ma è un fatto già accertato che su Alexandria c’è stato un accordo tra Mps e Nomura, che rileva le obbligazioni emesse da Dresdner Bank – acquistate dal Monte nel 2006 – in perdita nel 2009 già per 220milioni – con un’intesa disastrosa, chiamata Btp 2034, perché produce una perdita di 1,4 miliardi nel bilancio 2011 del Montepaschi, come ha accertato la Gdf. La procura in un comunicato precisa che «i provvedimenti sono stati eseguiti nei confronti di banche e fiduciarie» dove sono collocati i conti correnti nel mirino. E conferma l’ipotesi accusatoria già trapelata, quella finora più grave: «associazione per delinquere» che, è la precisazione ufficiale, è «finalizzata alla truffa in danno all’istituto bancario Mps».
Non è un caso, è scontato, che l’operazione di sequestro sia avventuta ieri, giorno del consiglio di amministrazione del Monte: gli inquirenti vogliono dare un segnale non solo accusatorio nei confronti degli indagati, ma anche di rapido accertamento delle somme indebitamente sottratte alla banca. Anche perchè, com’è precisato nella nota, si tratta di fondi – i 40 milioni – «oggetto del cosiddetto scudio fiscale». Scudo usato in modo improprio trattandosi di somme non portate all’estero per evasione fiscale, ma in base a una truffa. Gli altri indagati colpiti dall’operazione di sequestro sono soggetti esterni al Monte dei Paschi di Siena, che operavano a Londra e hanno fatto parte, appunto, dell’associazione criminosa che, hanno già messo nero su bianco i finanzieri del Valutario, aveva lo scopo di drenare illecitamente somme a favore di alcuni dirigenti dell’area finanza Mps. Le spericolate operazioni sono state camuffate, secondo gli inquirenti, davanti alle autorità di vigilanza – Consob e Bankitalia – mentre i flussi di denaro illeciti sono stati ricostruiti nell’indagine fin da maggio con attività presso altri istituti di credito e società estere. Non solo: gli accertamenti fin qui svolti avrebbero fatto emergere che l’organizzazione criminosa era riuscita a eludere anche i controlli interni (l’audit) e gli organi sociali, con la totale discrezionalità, la direzione e la copertura di soggetti di «primario livello» del Monte.
Intanto si è appreso che da due settimane gli ispettori del ministero dell’Economia sono a Siena per controllare i bilanci del Comune dal 2004 al 2012.

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