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Separazione, stop ai crediti

La scrittura privata tra coniugi, stipulata in sede di separazione, chiude ogni rapporto personale e patrimoniale pendente tra le parti, inclusa la sorte degli eventuali crediti vantati dal consorte nei confronti della moglie. Lo precisa la Cassazione, seconda sezione civile, con la sentenza 4210 del 21 febbraio 2014.
Ad aprire il caso, l’azione esecutiva promossa da una donna per ottenere dall’ex marito il pagamento delle rate ancora insolute del mutuo acceso sull’abitazione coniugale. Ma l’uomo, nell’opporsi al precetto, la chiama in causa, a sua volta, reclamando la restituzione di una quota delle somme che egli stesso aveva versato, prima della separazione, per l’acquisto della casa. La domanda, parzialmente accolta dal tribunale, viene respinta in appello. Secondo il giudice di secondo grado, l’immobile non andava regolato da norme diverse da quelle della comunione ordinaria dei beni. Pertanto, la convenzione intervenuta tra i coniugi circa la vendita doveva ritenersi come implicita rinuncia, da parte del consorte, alla ripetizione dell’importo precedentemente versato per l’acquisto.
La lite arriva in Cassazione. La scrittura privata – afferma il ricorrente – non regolava «in modo definitivo e tombale» ogni questione economica, per cui la previsione di dividere il ricavato della vendita dell’appartamento non escludeva affatto la possibilità di riavere il denaro a suo tempo impiegati per acquistarlo. Tesi bocciata dalla Cassazione, che dichiara, peraltro, l’inammissibilità del ricorso. Secondo i giudici di legittimità la convenzione, come correttamente osservato in appello, aveva lo scopo di risolvere e regolare tutti i rapporti patrimoniali pendenti tra i coniugi, per pervenire alla separazione consensuale. Ecco perché – si legge nella sentenza – non poteva rispondere né alla volontà dei contraenti, né a canoni di buona fede ritenere che il destino degli eventuali crediti del marito derivanti dal pagamento delle rate di mutuo, anche con riferimento alla quota della moglie, fossero rimasti esclusi dall’oggetto della scrittura privata. La Cassazione cristallizza quindi gli effetti della scrittura privata stilata tra le parti, precludendo al ricorrente ogni possibilità di assicurarsi il rimborso delle somme versate per l’acquisto del tetto coniugale.
La Corte è tornata a pronunciarsi, così, sul tema dei patti contestuali alla separazione. I giudici di legittimità, con la sentenza 21736 del 2013, hanno definito quale «contratto atipico» l’accordo con cui la coppia si era impegnata a trasferire determinati beni facenti parte della comunione legale allo scopo, dichiarato, di integrare la regolamentazione del relativo regime patrimoniale. Un patto efficace, per la Cassazione, sia se teso ad assicurare maggiore vantaggio all’interesse protetto dalla norma, sia se concernente un aspetto non vagliato nell’intesa e con essa compatibile.
Quanto al mutuo tra coniugi, la Cassazione, con la sentenza 19304 del 2013 ne ha sancito la validità quando l’obbligo di restituzione è soggetto alla condizione sospensiva dell’evento, futuro ed incerto, della separazione personale, non rinvenendosi alcuna norma imperativa a ciò contraria.
Da convalidare, inoltre, secondo la sentenza 23713 del 2012 della Cassazione, anche gli accordi traslativi di immobili, stretti tra coniugi, se recepiti come versamento in sostituzione delle spese di ristrutturazione affrontate dall’uno in favore dell’altro.

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