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Separazione, assolto chi non versa l’assegno per motivi oggettivi

Sfugge alla condanna per violazione degli obblighi di assistenza familiare, il genitore che – nonostante le difficoltà economiche e di salute – si sia comunque attivato per contribuire al mantenimento dei figli. Da valutarsi, oltre al versamento degli assegni, anche il pagamento delle utenze domestiche o l’apertura di libretti di risparmio. Lo ha deciso il tribunale di Firenze, prima sezione penale (giudice Calamandrei), con la sentenza 3820/2014.
La vicenda
Protagonista della causa un padre che si era sottratto, secondo la querela dell’ex, all’obbligo di versare l’assegno mensile per il mantenimento del figlio minore. Ma la documentazione prodotta dalla difesa ricostruisce una realtà ben diversa.
A seguito della separazione, l’uomo aveva frazionato la casa coniugale, riservandosi uno spazio minimo rispetto a quello lasciato alla moglie. Negli anni, tuttavia, si era fatto carico di tutte le spese per la fornitura di gas ed energia elettrica, anche per la quota spettante alla donna. L’uomo, poi, aveva sborsato del denaro alla figlia maggiore, in misura superiore al dovuto, e aperto un libretto nominativo al figlio.
La pronuncia
Iltribunale ha quindi deciso di assolverlo, con formula piena, dalle accuse di reato: l’imputato – si legge nella sentenza – ha corrisposto l’assegno finché «gli è stato oggettivamente possibile». A complicare la situazione dell’uomo – artigiano titolare di una ditta individuale senza dipendenti – sono intervenuti due fattori: da un lato la crisi economica, che ha ridotto gli affari e l’esigibilità dei crediti; dall’altro lato i problemi di salute che hanno costretto l’uomo a interventi chirurgici, imponendogli anche di ridurre gli sforzi.
Il giudice ricorda che l’impossibilità di adempiere esclude la responsabilità penale per il delitto previsto dall’articolo 570 del Codice penale solo in presenza di due presupposti.
In primo luogo, l’impossibilità deve essere assoluta. L’obbligo di fornire mezzi di sussistenza, infatti, viene meno solo nelle ipotesi in cui «le difficoltà economiche dell’obbligato si siano tradotte in uno stato di vera e propria indigenza», non ritenendosi sufficiente – ha affermato la Cassazione con la sentenza 38363/2014 – addurre una mera diminuzione degli introiti o una generica condizione di difficoltà.
Perché il reato sia commesso, però, serve anche un ulteriore requisito: la colpevolezza dell’inadempimento. Occorre accertare, dunque – come evidenziato dalla sentenza 52393/14 della Cassazione – che il genitore si sia sottratto intenzionalmente ai propri doveri di assistenza. Impegni che, invece, il padre protagonista della sentenza del tribunale di Firenze aveva sempre dimostrato di voler rispettare, sia saldando gli assegni arretrati che sopportando ogni onere legato alle utenze familiari.
Le spese rilevanti
Del resto, tra i mezzi di sussistenza si devono includere non solo l’alloggio (tanto che, secondo la sentenza 33023/2014 della Cassazione, risponde di omessa assistenza chi, mancando di pagare i ratei di mutuo, rischi di far perdere casa a moglie e figli) ma anche i canoni di locazione, gli esborsi per le bollette, per il trasporto o per l’istruzione (sentenza 2586/2014 del tribunale di Santa Maria Capua?Vetere).
Ebbene, nel caso esaminato dal tribunale di Firenze è emersa in maniera più che evidente la volontà del padre di adoperarsi per onorare i propri obblighi, nonostante alcuni eventi spiacevoli avessero condizionato il corretto adempimento delle condizioni omologate con separazione: la crisi della ditta, il mutuo acceso per l’acquisto della casa e le patologie che lo avevano costretto a ridurre il lavoro. Inevitabile, allora, la pronuncia assolutoria.

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