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«Separare subito Saipem dall’Eni»

MILANO — Addio della Saipem al gruppo Eni, un taglio netto ai legami che hanno portato ai livelli superiori della casa madre i «guai» della controllata in Algeria. Un passaggio in tempi rapidi sotto la tutela della Cassa depositi e prestiti e poi chissà, in un futuro però assai remoto, una grande aggregazione internazionale con colossi (e concorrenti) come Schlumberger o Halliburton.
L’ipotesi, anzi, il caldo suggerimento di affrontare di petto la questione Saipem è arrivato nei giorni scorsi ai piani più alti del Cane a sei zampe, con una lettera indirizzata all’amministratore delegato Paolo Scaroni. Mittente una vecchia conoscenza del capoazienda Eni: il fondo attivista americano Knight Vinke, da sei anni affezionato socio del gruppo con una quota poco sotto l’1% del capitale. Eric Knight, chief executive officer del fondo Usa, è lo stesso investitore che per primo e a più riprese aveva battuto sul tasto della separazione dell’attività «core» dell’Eni — cioè ricerca, produzione e vendita di idrocarburi — da quella del trasporto del gas. Un pressing sfociato lo scorso anno nell’addio dell’Eni alla Snam.
Oggi, dopo lo scandalo Saipem-Algeria, il giallo del profit-warning e le indagini della magistratura che hanno coinvolto lo stesso Scaroni, il copione Snam sembra ripetersi. Con la differenza che questa volta il fondo si attende una reazione in tempi rapidi, magari già prima della prossima assemblea di bilancio. Temporeggiando — sostiene lo stesso Knight — «la perdita di reputazione e credibilità sui mercati aggraverebbe la già difficile situazione», che ha avuto come conseguenza una perdita di 7 miliardi di euro nella capitalizzazione dei titoli Eni.
Come dovrebbe avvenire l’uscita di Eni da Saipem? Knight Vinke ha una sua idea precisa: intanto andrebbe scartata la strada di un aumento di capitale (suggerita ad esempio dagli analisti di casa Mediobanca), che diluirebbe la quota Eni (ora al 43,9%) ma non risolverebbe la questione con un taglio secco. Neppure sarebbe consigliabile una vendita mirata a una parte terza, o una cessione dei titoli sul mercato: nel primo caso l’azionista pubblico difficilmente potrebbe digerire il rischio di lasciarsi sfuggire l’ennesima azienda nazionale «strategica»; nel secondo gli attuali chiari di luna dei mercati e delle quotazioni azionarie lasciano presagire un bagno di sangue finanziario. Più agevole, per Knight Vinke, sarebbe invece la via dello scorporo, dello «spin-off», cioè della distribuzione di azioni Saipem agli attuali soci dell’Eni, in primis Cassa depositi e Tesoro. Una mossa, spiega Knight, «che consentirebbe di eliminare lo sconto sofferto da chi ha Saipem attraverso Eni; allo Stato di mantenere una quota sostanziosa di Saipem (poco più del 13%, ndr); all’Eni di deconsolidare 4,3 miliardi di debito della controllata e, soprattutto, di riacquistare quella credibilità e quel valore perduti negli ultimi mesi».
Ancora troppo presto, al momento, perché si possa ragionare su una risposta o un orientamento da parte di Scaroni o del consiglio della compagnia petrolifera, che avrebbe comunque «accusato ricevuta». «Il rapporto tra Eni e Saipem resta ambiguo malgrado la governance adottata — argomenta il Ceo di Knight Vinke — basti pensare alla cinquantina di manager e impiegati, capoazienda attuale compreso, che lavorano nella controllata e che in precedenza hanno lavorato nella controllante». Senza un governo nelle sue piene funzioni come si potrà però prendere la decisione che lei propone? «Io ho scritto all’Eni, loro penseranno nel caso agli azionisti — è la risposta —. Vorremmo solo che si inizi a discuterne. Siamo ormai un socio stabile e di lungo termine e le relazioni reciproche sono amichevoli. Ma non bisognerà perdere tempo». E la posizione di Scaroni? «La magistratura farà il suo lavoro. Sono però convinto che se il management si muoverà rapidamente, e bene, il mercato restituirà quanto finora ha tolto». Come potrebbe pensare lo Stato di scendere al 13-14% di Saipem? «È il solito discorso: lo Stato francese, ad esempio, non ha azioni Total, ma la sua influenza non è mai stata messa in discussione».

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