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«Senza un taglio delle tasse i consumi non risaliranno»

La ripresa c’è e si sta rafforzando «anche se un pezzo del Paese ancora non la tocca con mano». Il Governo ora però non deve «fare meline», ma deve dare un «segnale deciso e coraggioso per trasformare la ripresa in vera crescita robusta e duratura». «Solo così – avverte Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio e di Rete Imprese Italia -, si può far ripartire la domanda interna che rappresenta l’80% del Pil», dando slancio ai consumi che rispetto ad altri parametri stentano a tornare ai livelli prima della crisi: «Nel 2018 cresceranno poco sopra l’1%». Bene dunque la sterilizzazione dell’aumento dell’Iva («se scattasse sarebbe un disastro»), ma per Sangalli serve anche un segnale «forte e chiaro» sulla riduzione della pressione fiscale: «Che sia il taglio del cuneo o quello delle aliquote Irpef, l’importante è che si proceda rapidamente e con le giuste risorse. Solo così si creeranno le premesse per una vera crescita».
Ma siamo davvero alla fine della crisi?
La ripresa in Italia si è certamente rafforzata, tanto sul versante del Pil, quanto su quello dell’occupazione. Ma siamo solo al primo tempo di una partita che è ancora lunga da giocare. Come abbiamo evidenziato nel nostro recente rapporto sulle economie regionali la ripresa è ancora lenta, perché nessuna regione è tornata ai livelli pre-crisi e perché cresciamo meno degli altri paesi europei; inoltre è una ripresa parziale perché le distanze tra Nord e Sud si sono acuite.
I consumi restano l’indice che non ha ancora invertito la tendenza negativa.
Gli ultimi dati Istat sulle vendite al dettaglio confermano la loro fragilità e discontinuità: secondo le previsioni del nostro ufficio studi per il 2018 rimarrà poco sopra un modesto +1%. Per rilanciare la domanda interna la via è una sola: meno tasse. E in questa direzione va certamente l’eliminazione per il 2018 delle clausole di salvaguardia perché contribuisce a rafforzare aspettative già favorevolmente orientate.
Il Governo punta al taglio del cuneo anche se con meno risorse di quanto annunciato.
Le risorse a disposizione sono esigue come ricorda Padoan. E la necessità di fare subito qualcosa per sostenere la crescita è condivisa da tutti. Tagliare il costo del lavoro è una misura che trova concordi sia le rappresentanze che i sindacati, compresa la Confcommercio. Siamo favorevoli, quindi, al taglio del cuneo fiscale perché le ipotesi allo studio rendono strutturale questo provvedimento senza penalizzare l’apprendistato che è uno strumento utilissimo e irrinunciabile in particolare per i settori del commercio, del turismo e dell’artigianato.
Vanno confermati gli incentivi per industria 4.0?
Le iniziative a sostegno di processi di investimento innovativi del sistema imprenditoriale ci trovano pienamente d’accordo. E abbiamo apprezzato il passaggio voluto dal ministro Calenda da Industria 4.0 a Impresa 4.0. Un cambiamento molto importante perché estende il raggio di intervento dell’iniziativa a tutto il sistema imprenditoriale. E mette sullo stesso piano, qualora ci fosse qualche dubbio, che l’innovazione non conosce distinzione né di settore, né di dimensione.
Cosa serve ancora e quali segnali vi aspettate?
Riassumerei nella formula, due meno e un più: meno spesa pubblica improduttiva, meno interventi spot e più strategia di lungo termine nella riduzione della pressione fiscale. L’eccessivo carico fiscale, tra i più alti in Europa, l’eccesso di burocrazia, il deficit di legalità, le debolezze della logistica e dei trasporti sono i “difetti” strutturali che, da più di vent’anni, frenano il nostro sistema produttivo penalizzando, in particolare, le imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti, già duramente colpite durante la crisi. E di trasporti, in particolare, lunedì e martedì ne parleremo a Cernobbio nel Forum di Conftrasporto.
Come giudica le nuove misure sul Pos?
In Italia sono già installati 2 milioni di Pos, più che in Francia e in Germania. E l’ipotesi di multare i negozi e le imprese che non si dotano di questo strumento, cosa che peraltro non è prevista in nessun altro Paese, sinceramente ci sembra una misura inutilmente punitiva che non serve certo a favorire la diffusione della moneta elettronica. Confidiamo, quindi, che ci siano i margini per ripensare queste misure.

Marzio Bartoloni

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