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Senza Robin tax, via alle fusioni

Quali conseguenze determinerà l’abolizione della cosiddetta «Robin Hood tax»? A rispondere sono i professionisti che si occupano di energy e di tax. Con loro abbiamo provato a capire qual è stata la reazione delle aziende protagoniste del settore e, al contempo, a delineare gli scenari futuri.

Secondo Franco Boga, partner di PwC Tax and Legal Services «la sentenza non poteva che essere accolta favorevolmente dai principali player del mercato che si sono subito dedicati a valutare quanto questa decisione avrebbe impattato positivamente sui propri conti.

La conseguenza positiva attesa sui conti delle società è stata testimoniata anche dal rimbalzo in borsa che i titoli di queste aziende hanno avuto il giorno successivo all’annuncio.

Nel caso dei grandi player che operano nei settori energetici cosiddetti tradizionali l’impatto è sostanziale: parliamo di centinaia di milioni, che non defluirebbero più ma resterebbero a disposizione delle società permettendo nuovi investimenti. Ma a beneficiarne saranno anche altre realtà, comprese quelle caratterizzate da investimenti di calibro inferiore. Ci riferiamo per esempio al mondo degli investitori finanziari che hanno investito in produzione energetica da fonti rinnovabili e che hanno diverse esigenze finanziarie rispetto ai business tradizionali. Il miglioramento legato al minor carico tributario permette di avere un maggior tasso di ritorno sull’investimento, quindi rappresenta di certo una spinta positiva.

Il principale punto critico, a detta di Boga, è rappresentato invece dalla decisione di non rendere retroattivi gli effetti della abolizione. «Probabilmente è la prima volta che la Corte prende una decisione del genere invocando la irretroattività, ma va detto che si tratta di un pronunciamento innescato a sua volta da una recente cambiamento della carta costituzionale mediante il famoso vincolo di bilancio.

Le motivazioni addotte dalla Corte a supporto della non retroattività vertono proprio sulla ‘necessità di evitare uno squilibrio del bilancio dello Stato’ di notevoli entità oltre che sulla necessità di non richiedere «una irragionevole redistribuzione della ricchezza a vantaggio di quegli operatori economici che possono avere invece precedentemente beneficiato di una congiuntura favorevole’. Chiaramente in questo caso la prima reazione da contribuenti è stata negativa perché di norma quando una imposta viene giudicata incostituzionale i suoi effetti sono retroattivi. Se la non retroattività è pacifica fino al periodo di imposta 2013, qualche ombra potrebbe esserci con riferimento al 2015, per quanto riguarda il periodo precedente alla pubblicazione della sentenza, e – forse – al 2014, dato che c’è un saldo relativo a quell’anno che deve essere ancora versato e per il quale ci si chiede se dopo l’emissione della sentenza sia giusto farlo o meno. Su questo punto sarebbe necessario e auspicabile un chiarimento ufficiale, anche dal punto di vista tecnico, in modo da dare più certezza agli operatori e da consentire loro un comportamento uniforme».

Proprio la questione della irretroattività viene valutata molto criticamente dall’avvocato Francesco Fratini dello studio Fratini & Associati che pure giudica la sentenza «molto positiva per gli operatori che erano soggetti al pagamento della Robin Tax».

Secondo Fratini, infatti, «la decisione della Consulta viola qualunque principio di equità e favorisce approcci ‘illegali’ da parte di Governo e Parlamento: si approva una legge che viola i principi costituzionale, si incassano miliardi di euro per un numero di anni anche molto elevato (in quanto legato ai tempi tecnici della Consulta), la legge viene dichiarata illegittima ma senza effetto retroattivo: il gioco è fatto». Per Fratini la decisione di non rendere retroattivi gli effetti della sentenza rappresenta «un punto molto delicato anche dal punto di vista tecnico-giuridico: il nostro Studio sta esaminando attentamente il contenuto della sentenza anche al fine di comprendere quali possano essere gli scenari futuri. Infatti, se non ci sono dubbi in merito alla necessità di bilanciare tutti i valori costituzionali in gioco, d’altra parte occorre considerare anche la posizione degli operatori economici che hanno assolto in questi anni ad un’imposta non conforme alla Costituzionale. In particolare, a nostro avviso, deve essere attentamente valutata la posizione di quei soggetti che hanno presentato le istanze di rimborso ancor prima della pubblicazione della sentenza della Consulta, proprio sul presupposto dell’incostituzionalità della norma».

Spunti interessanti arrivano anche dalla analisi simile di Raffaele Villa. Secondo l’Head of Tax per l’Italia di Watson Farley & Williams, il risparmio fiscale viene percepito come il vantaggio più diretto derivante dalla declaratoria di incostituzionalità della Robin Hood Tax, in quanto lo stesso si tradurrà immediatamente in un aumento dei profitti, ma non è certamente il solo. «La sentenza – spiega Villa – ha il pregio di consentire ad alcuni operatori di porre finalmente in essere operazioni di fusione e scissione societaria che fino ad oggi erano rimaste in stand by per ragioni opposte ma intrinsecamente connesse all’esistenza della Robin Hood tax: infatti, da una parte, le operazioni di aggregazione sono state spesso evitate in quanto la somma dei ricavi e del reddito imponibile delle società che si sarebbero aggregate avrebbe potuto rendere applicabile il prelievo Ires addizionale e, dall’altra, molte operazioni di scissione non sono state poste in essere per evitare eventuali censure basate sulla loro asserita elusività o abuso del diritto nella misura in cui le stesse, una volta poste in essere, avrebbero permesso la disapplicazione del prelievo aggiuntivo.

Non solo, grazie alla sentenza molti investitori attivi nel settore della produzione di energia da fonte solare potranno compensare la minore redditività derivante dal cosiddetto decreto spalma-incentivi. Infine, i giudici hanno contribuito ad aumentare la purtroppo scarsa fiducia nel nostro sistema paese da parte degli investitori stranieri che ne hanno da sempre criticato l’assenza di certezza del diritto».

Anche Villa inserisce al primo posto tra le note negative la decisione di non rendere retroattiva la sentenza: «Purtroppo, l’efficacia della sentenza è limitata al solo futuro, operando dal giorno successivo alla pubblicazione della stessa in Gazzetta Ufficiale. Se, da una lato, questa soluzione ha il pregio di proteggere le casse erariali, dall’altro, pone una criticità legata ad un tema interpretativo non indifferente con riferimento all’applicabilità dell’addizionale al periodo di imposta 2014. Infatti, se da una parte l’efficacia della declaratoria è successiva alla fine dell’anno 2014 e quindi ciò potrebbe fare concludere che l’ultimo periodo di imposta di applicazione della Robin Hood è proprio 2014, tuttavia, sia il pagamento del saldo IRES sia l’invio della dichiarazione dei redditi per il medesimo anno sono entrambi adempimenti che scadono successivamente alla data di efficacia della sentenza. La criticità della sentenza sta proprio nel fatto che la stessa non chiarisce se detti adempimenti debbano essere posti in essere o meno. Se l’auspicato chiarimento da parte delle autorità competenti tarderà ad arrivare molte aziende dovranno chiudere i propri bilanci al 31 dicembre 2014 con l’incognita del carico fiscale da stanziare».

Da qui derivano una serie di questioni tecniche che nei prossimi mesi terranno impegnati più coinvolti nel settore energy e tax. «Molti clienti – commenta Villa – ci hanno chiesto di approfondire l’aspetto dell’irretroattività della efficacia della sentenza con riferimento alla debenza dei pagamenti per l’anno d’imposta 2014. Inoltre, nonostante la sentenza sia molto chiara con riguardo all’aspetto della sua efficacia, ci è stato chiesto di approfondire il tema della rimborsabilità dell’addizionale pagata in passato. Infine, qualche altro cliente, che aveva ritenuto di posticipare sine die operazioni di fusione per evitare che la Robin Hood tax si rendesse applicabile alla società risultante dalle fusione, ci ha finalmente conferito apposito mandato di assistenza legale finalizzata al compimento delle stesse».

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