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Senza provvigioni i mediatori non iscritti

di Selene Pascasi

Niente provvigione per il mediatore non iscritto all'albo degli agenti in affari. Ad affermarlo è la Cassazione, sezione terza civile, con la sentenza 15473/11.

Una lite accesa a seguito di una mediazione non andata a buon fine. Protagonista, una società a responsabilità limitata operante nel settore dei trasporti. La Srl aveva conferito a un agente l'incarico di prestare consulenza e assistenza per la vendita di alcune proprietà e di acquistare, con il ricavato, un altro immobile in nome e per conto della medesima ditta. Sennonché, né l'alienazione né la successiva acquisizione vengono portate a termine. I rapporti tra le parti, però, si risolvono in via bonaria con la firma di una transazione e l'esborso in favore dell'agente di una somma forfettaria quale compenso per l'attività svolta. Ma la società, qualche tempo dopo, viene a conoscenza di un particolare non trascurabile: l'incaricato non figurava tra gli iscritti nell'albo dei mediatori. Di qui, la decisione della Srl e del suo legale rappresentante, di citare in giudizio l'uomo al fine di ottenere il rimborso della somma corrispostagli – assumono gli attori – in base a una transazione nulla.

In altre parole, se l'accordo transattivo non aveva alcun valore, allora nessuna efficacia poteva riconoscersi alla clausola volta a prevedere un compenso per l'agente. Il tribunale concorda, e condanna il fittizio intermediario a restituire il denaro ricevuto. Le sorti del giudizio si ribaltano in appello, dove i giudici, ritenuta valida la transazione, riconoscono il diritto del mediatore alla provvigione.

Contro la sentenza, arriva il ricorso per Cassazione: l'esercizio dell'attività di mediazione da parte di un soggetto non abilitato – sostiene la società – comporta la nullità del contratto che ne è alla base o, quantomeno, del titolo che ne giustifica il compenso. Non è esatto, puntualizza il collegio di legittimità, che annulla la decisione e rinvia ai giudici di merito per un nuovo esame della questione.

Nel sostenerlo, la Corte si sofferma a chiarire che la mediazione configuratasi nel caso di specie – seppur atipica – va ricondotta ugualmente «nell'ambito di applicabilità» della legge 39/89, che richiede la necessaria iscrizione del mediatore nell'albo degli agenti in affari. Tuttavia, si annota, il difetto di iscrizione esclude il diritto alla provvigione, ma non comporta inevitabilmente la nullità del contratto. D'altro canto, la Cassazione aveva già sostenuto – con la sentenza 19066/06, ribadita da ultimo con la pronuncia 10205/11 – che la «violazione di una norma imperativa, ancorché sanzionata penalmente, non dà luogo necessariamente alla nullità del contratto, comportando quella violazione solo la non insorgenza del diritto alla provvigione e l'applicazione della sanzione amministrativa ovvero, in caso di recidiva, l'applicazione della pena prevista per l'esercizio abusivo della professione».

Ebbene, nella vicenda concreta, la corte d'appello – accertata la mancata iscrizione del mediatore nell'apposito albo ed escluso il diritto alla provvigione – avrebbe dovuto esaminare l'eventuale ricorrenza di eventuali altre cause di annullabilità della stipulata transazione. Vaglio, che la Cassazione, annullando la decisione con rinvio, demanda al collegio di secondo grado.

 

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