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Senza Pec non c’è multa. Punto

Nessuna sanzione pecuniaria per le imprese individuali (anche artigiane) che non hanno comunicato la Pec entro il 1° luglio. Ma, a decorrere dalla stessa data, sospensione da parte del Registro imprese di ogni domanda di variazione presentata dall’impresa individuale, fino a integrazione della stessa con l’indirizzo Pec e comunque per 45 giorni. Decorsi i quali, in mancanza della regolarizzazione, la pratica sospesa, anche se corretta, si intende non presentata. Questo è quanto prevede l’articolo 5, comma 2, del decreto legge 18/10/2012 n. 179 (convertito dalla legge 17/12/2012 n. 221): «Le imprese individuali attive e non soggette a procedura concorsuale, sono tenute a depositare, presso l’ufficio del registro delle imprese competente, il proprio indirizzo di posta elettronica certificata entro il (30 giugno 2013 – slittato a lunedì in quanto il 30 era domenica). L’ufficio del registro delle Imprese che riceve una domanda di iscrizione da parte di un’impresa individuale che non ha iscritto il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, in luogo dell’irrogazione della sanzione prevista dall’art. 2630 del codice civile, sospende la domanda fino a integrazione della domanda con l’indirizzo Pec e comunque per 45 gg; trascorso tale periodo, la domanda si intende non presentata». E questa tesi è quella seguita da tutte le camere di commercio del sistema camerale e anche da Infocamere – braccio informatico delle Cciaa. Tale principio è, però, in contrasto con la notizia apparsa su alcuni organi di stampa, nei giorni scorsi, in base a cui la mancata comunicazione della Pec da parte delle imprese individuali in tempo utile avrebbe comportato sanzioni pecuniarie ex art. 2630 del c.c. (da 103 a 1.032 euro, ridotte a un terzo se effettuata nei 30 giorni successivi). Questa ultima interpretazione deriva da un’erronea analisi del parere del Consiglio di stato (sezione II) del 10 aprile 2013 n. 1714 a un quesito posto dal Mise (parere, di cui ItaliaOggi ha riportato i contenuti il 4/5/2013). L’errore sta nel prendere in esame il parere del Consiglio di stato che non si riferisce alle imprese individuali ma alle società. Il Mise infatti ha chiesto chiarimenti al Consiglio di stato in merito al comportamento da adottare da parte delle Cciaa nel caso in cui trascorsi tre mesi dalla data di sospensione della domanda, la società non provvedeva alla comunicazione della Pec. Tre sono le opzioni interpretative del Consiglio di stato: 1) non iscrizione della società nel registro delle imprese e applicazione della sanzione prevista dall’articolo 2630 del c.c.; 2) iscrizione nel registro delle imprese della società e non applicazione della sanzione pecuniaria; 3) non iscrizione della società e non sanzione pecuniaria. Il Consiglio di stato nell’avvalorare quest’ultima tesi (il punto 3) ricorda che l’art. 16 comma 6 del dl n. 185/2008 (convertito con la legge 28/1 /2009 n. 2) ha introdotto l’obbligo per le società di comunicare il proprio indirizzo di Pec all’ufficio Registro delle imprese. L’art. 37 del dl 9/272012 n. 5 (convertito con legge 4/4/2012 n. 35) ha aggiunto il comma 6-bis al disposto dell’art. 16 del dl n. 185/2008 e ha previsto la sanzione per il mancato rispetto della suddetta disposizione stabilendo che: «…l’ufficio registro delle imprese che riceve una domanda di iscrizione da parte di un’impresa costituita in forma societaria che non ha iscritto il proprio indirizzo Pec, in luogo dell’irrogazione della sanzione prevista dall’art. 2630 del c.c., sospende la domanda per 3 mesi, in attesa che essa sia integrata con l’indirizzo di Pec». Alla luce della percorso tracciato possiamo sostenere che se l’ufficio del Registro imprese riceve una domanda di iscrizione da parte di un’impresa individuale che non ha iscritto il proprio indirizzo di Pec, sospende la domanda fino a integrazione della domanda con l’indirizzo Pec e comunque per 45 gg.

Decorsi i 45 giorni previsti dalla norma, in mancanza della regolarizzazione di cui sopra, la pratica sospesa, anche se corretta, si intende non presentata.

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