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Senza la mediazione l’opposizione decade

Se chi si oppone a un decreto ingiuntivo non attiva la mediazione obbligatoria, il relativo giudizio diventa improcedibile, la domanda di opposizione decade e il decreto ingiuntivo che era stato contestato diventa definitivo.
Questo principio è stato affermato, in via incidentale,in un’ampia ed articolata sentenza pronunciata dal Tribunale di Chieti l’8 settembre 2015 (estensore Ria) in una controversia bancaria. Sulle conseguenze del mancato esperimento della procedura di mediazione obbligatoria nel processo di opposizione la giurisprudenza è su fronti contrapposti. Da una parte ci sono i tribunali, come quello di Chieti che si colloca nella scia argomentativa del Tribunale di Firenze (sentenza 30 ottobre 2014, giudice Ghelardini) che preserva il decreto ingiuntivo, dichiarando l’improcedibilità non solo dell’opposizione ma anche delle domande successive proposte in via riconvenzionale (Tribunale di Firenze 30 ottobre 2014; Tribunale di Bologna 20 gennaio 2015; Tribunale di Nola 24 febbraio 2015).
Dall’altra parte, invece, i tribunali che invece ritengono che la improcedibilità travolga anche il decreto ingiuntivo, costringendo quindi il creditore, nel caso di specie la banca, a ricorrere nuovamente al giudice (Tribunale di Firenze 17 marzo 2014; Tribunale di Ferrara 7 gennaio 2015). Sul punto si segnala anche la recente ordinanza istruttoria del Tribunale di Pavia (estensore Marzocchi, 14 settembre 2015) che al fine di pronunciarsi sulla medesima questione ha concesso termine alle parti per note difensive.
Secondo la prospettazione ermeneutica del giudice di Chieti, si deve ritenere che nell’opposizione a decreto ingiuntivo, come per i procedimenti di appello, la locuzione «improcedibilità della domanda giudiziale» (di cui all’articolo 5, comma 2 del Dlgs 28/2010) debba interpretarsi alla stregua di improcedibilità/estinzione dell’opposizione (o dell’impugnazione in caso di appello) e non come improcedibilità della domanda monitoria consacrata nel provvedimento ingiuntivo.
Ma la sentenza del Tribunale teatino interviene anche su altra delicata questione interpretativa in quanto respinge l’eccezione di improcedibilità per la mancata comparizione in mediazione di tutte le parti opponenti. La tesi parte dall’assunto che la normativa «non vieta affatto (ma neppure espressamente abilita) l’ipotesi della mancata partecipazione di entrambi i litiganti al procedimento di mediazione» ed a ciò consegue che «anche il cosiddetto verbale negativo (per mancata comparizione delle parti) integra la condizione di procedibilità de qua». E ciò in quanto «esperire il tentativo di mediazione significa semplicemente e solo presentare la domanda di mediazione».
La tesi della «sufficienza del verbale negativo» (pur in assenza della parte litigante), che fa salve le conseguenze sanzionatorie di cui all’articolo 8, comma 4-bis, Dlgs 28/2010, ritiene libere le parti di comparire o meno davanti al mediatore, e si pone così in aperto contrasto l’orientamento del Tribunale di Firenze per la «effettività della mediazione» che si è andato consolidando in molti altri tribunali in tutta la Penisola.

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