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Senza firma digitale, nulla la notifica via Pec

La notifica eseguita a mezzo Pec della cartella esattoriale è nulla, se l’allegato è un semplice file pdf privo della sottoscrizione digitale; la Pec, infatti, esprime certezza soltanto sull’invio e sulla ricezione di una e-mail, ma non assicura alcuna garanzia sull’originalità dei suoi allegati: per poter esser considerato un atto «originale» o conforme, la cartella posta in allegato alla e-mail deve riportare la firma digitale di persona idonea ad attestarne la qualità.

Sono le conclusioni che si leggono nella sentenza n. 2904/18/17 della Ctr del Lazio (presidente Falascina, relatore Scalisi). La discussione riguarda la validità delle cartelle notificate via Pec che, solitamente, vengono inviate in allegato alla e-mail certificata, nel formato Pdf. Secondo il ricorrente, tale pratica è del tutto illegittima, poiché l’allegata cartella dovrebbe quantomeno essere sottoscritta in formato digitale, da un funzionario idoneo a certificarne la conformità: in altri termini, l’estensione del file allegato alla e-mail avrebbe dovuto essere P7M, anziché un semplice Pdf.

La doglianza, riproposta dal contribuente nelle proprie controdeduzioni, ha fatto breccia nel pensiero della Commissione, che l’ha ritenuta fondata e per tale ragione ha rigettato l’appello proposto dall’ufficio fiscale (già soccombente in primo grado, seppur per un diverso motivo).

Il collegio ha richiamato i chiarimenti forniti dalla ragioneria generale dello stato, secondo cui la Pec da piena prova della data di invio e di ricezione di una e-mail, con relativa certificazione del testo contenuto nel messaggio; tuttavia, essa non garantisce nulla in merito alla conformità all’originale dei documenti posti in allegato. Per fornire una tale prova, invece, è necessario che gli allegati siano muniti di firma digitale: se manca questo requisito, cioè se la cartella è allegata in un semplice formato Pdf, non v’è alcuna prova in merito alla consistenza di questo file, alla sua conformità all’originale e ai contenuti dello stesso.

Ciò rende del tutto inefficace la notifica in relazione alla validità della cartella, poiché la Pec attesta solamente che il contribuente abbia ricevuto una e-mail a una certa data, ma non che quella e-mail contenga proprio una copia giuridicamente valida dell’atto esattoriale. In definitiva, spiega la Ctr, è come se il contribuente avesse al più ricevuto una mera fotocopia della cartella, non munita di alcuna attestazione circa la sua corrispondenza al documento originale.

Nicola Fuoco

[omissis] Va qui premesso che l’articolo 38 del dl n. 78/10, convertito con modificazioni dalla legge n. 122/10 (pur non considerando le novità introdotte dal dl n. 159/15, in vigore dall’1 giugno 2016, che rendono obbligatoria, per l’ente di riscossione, la notifica mediante Pec per alcune categorie di soggetti), ha innovato la formulazione dell’articolo 26 dpr n. 602/73, introducendo la specifica previsione della notifica della cartella di pagamento a mezzo Posta elettronica certificata. Se la notifica della cartella viene effettuata mediante Pec, la prova della stessa, si deve intendere assolta con la trasmissione del messaggio di Posta elettronica certificata e con la consegna dello stesso, vigendo le norme previste dall’articolo 6 Dpr n. 68/05, che affermano che, nei momento in cui viene emessa dal gestore la ricevuta di avvenuta consegna, ciò equivale per il mittente alla prova, legale, che il messaggio inviato è effettivamente pervenuto all’indirizzo elettronico del destinatario. Tuttavia, come pure ha chiarito la ragioneria generale dello Stato: la Pec da piena prova della data di invio e di ricezione di una e-mail, ovvero, la certificazione del testo contenuto nel messaggio certificato, ma essa non garantisce, ai documenti trasmessi in allegato, la stessa efficacia probatoria degli originali. Per far sì che questi ultimi possano essere considerati atti originali è necessario apporre la firma digitale sul documento. In pratica, le copie informatiche dei documenti vengono equiparate agli originali da cui sono tratti solo se a esse è apposta o associata la firma digitale di persona idonea ad attestare la conformità agli originali.

Ora, nel caso in esame non vi è prova che gli allegati fossero muniti di firma digitale.

Equitalia non si è costituita e, dunque, non ha provveduto a depositare gli atti da cui sarebbe risultato la regolarità della notifica e conclusivamente non vi è prova che gli allegati siano stati regolarmente notificati, La mancanza della firma digitale sugli allegati non integra gli estremi di una semplice irregolarità della notifica da poter essere sanata con la costituzione del contribuente, in giudizio, perché non È neppure messo in discissione che la notifica sia stata effettuata, ma rende nulla la notifica stessa perché manca la prova dell’integralità dell’allegato.

Mutatis mutandis sarebbe come se il contribuente, piuttosto che ricevere la cartella di pagamento in originale, ne ricevesse solo una semplice fotocopia.

PQM La Commissione tributaria regionale del Lazio sez. staccata di Latina rigetta l’appello e compensa le spese.

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