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“Senza certezze non investo più in Italia”

Un piano di coesione nazionale per la ripresa economica «che coinvolga tutti: la politica, i sindacati, le imprese, l’università, le associazioni di categoria». A pochi chilometri dalla sua Chieti, Sergio Marchionne annuncia un progetto di ristrutturazione dello stabilimento dove si produce il Ducato per 700 milioni di euro (i soci di Psa ne mettono 150), critica l’incertezza che a suo dire si sarebbe determinata con la recente sentenza della Corte Costituzionale sul diritto della Cgil ad essere riammessa negli stabilimenti del Lingotto e coglie al volo la proposta di un incontro fatta dal leader della Fiom, Maurizio Landini: «Ho ricevuto ieri una lettera della Fiom — racconta dal palco l’ad del Lingotto — che ci chiede un incontro alla luce della pronuncia della Corte Costituzionale. Siamo più che disposti ad incontrarli tenendo come dato acquisito che non possiamo assolutamente mettere in discussione accordi già presi dalla maggioranza. Li incontreremo nella speranza che questa nuova situazione sia la prima mossa per cambiare quell’immagine che finora abbiamo dato dell’Italia».
Parole importanti e non scontate. Che suonano anche come una risposta indiretta alle recenti sollecitazioni della segretaria della Cgil, Susanna Camusso: «È giunto per tutti il momento di cambiare pagina nelle relazioni industriali, tornare alla normalitàe utilizzare le nostre energie per rimettere in piedi il Paese».
Naturalmente non sarà un percorso semplice. I punti di vista di partenza sono molto lontani. Proprio nel discorso di ieri Marchionne ha subordinato i nuovi investimenti a Cassino e Mirafiori «a un quadro di regole certe». Il riferimento è alla nuova legge sui diritti sindacali che sarà inevitabile dopo che la Corte Costituzionale ha riammesso, di fatto, la Fiom negli stabilimenti Fiat. «Tocca al governo intervenire», ha detto Marchionne nel pomeriggio a Torino, a margine dell’assemblea che ha sancito la fusione tra Fiat Industrial e Cnh aggiungendo che «fino a quando non avremo certezze, i futuri investimenti sono sospesi». Poi ha criticato il fatto che la Corte abbia «cambiato l’interpretazione di una norma che era rimasta valida per 19 anni. La Fiat non ha violato la legge, l’ha applicata». Marchionne non rinuncia a togliersi un sassolino dalla scarpa: «Ringrazio tutte le autorità che nonostante i loro impegni hanno voluto essere presenti qui questa mattina». Chiaro riferimento alla polemica con la presidente della Camera Laura Boldrini che nei giorni scorsi aveva declinato l’invito ad essere presente alla cerimonia.
Un discorso che mischia aperture e rigidità ma che potrebbe rappresentare l’inizio di un cambio di atteggiamento: «È importante — commenta il segretario del Pd, Guglielmo Epifani — che la Fiat assuma i contenuti del recente accordo tra sindacati e Confindustira sulla rappresentanza, ed èaltrettanto importante che la Fiom ritrovi un confronto con gli altri sindacati e con la Fiat».
Alla cerimonia nello stabilimento Sevel erano presenti i sindacati firmatari degli accordi: «Le certezze che cerca Marchionne — dice il leader della Cisl, Raffaele Bonanni — esistono e stanno nell’applicazione dei principi dell’accordo sulla rappresentanza che abbiamo firmato con Confindustria ». Nelle prime file, tra gli operai che applaudivano l’intervento di Marchionne, anche Luigi Angeletti (Uil), Roberto Di Maulo (Fismic) e Giovanni Centrella (Ugl). Si è presentato anche l’arcivescovo di Chieti, Bruno Forte. Dunque in Abruzzo i vescovi vanno d’accordo con la Fiat a differenza di Pomigliano, dove l’azienda li accusa di andare a braccetto con i violenti?: «Conosco il vescovo di Nola e stento a immaginarlo nella parte del rivoluzionario di professione», è la risposta del prelato, uno dei massimi teologi italiani.
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