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Sentenze sospese in appello

di Dario Deotto

Con la concentrazione della riscossione nell'atto di accertamento anche le sentenze dei giudici tributari diventano titolo esecutivo: questo apre alla possibilità di ottenere la tutela cautelare anche dopo la sentenza di primo grado.

L'articolo 29 della manovra 2010 prevede che gli atti di accertamento emanati dal 1° luglio prossimo, riguardanti le imposte sui redditi, l'Iva, l'Irap per i periodi d'imposta 2007 e successivi, condensino anche la funzione esecutiva e di precetto. In sostanza, l'atto impositivo svolgerà le funzioni in precedenza attribuite al ruolo e alla cartella di pagamento.

La norma prevede che diventino esecutivi anche i successivi atti in cui vengono rideterminati gli importi dovuti in base agli accertamenti originari. Tra questi, vengono citate le sentenze delle commissioni tributarie, in forza del richiamo all'articolo 68 del decreto legislativo 546/92 (pagamento del tributo in pendenza del processo). Anche la sentenza diventa titolo giuridico per la riscossione.

Questa previsione apre scenari inaspettati sulla possibilità di richiedere istanza di sospensione cautelare anche dopo la sentenza della commissione tributaria provinciale. Fino a oggi è stato prevalentemente ritenuto che la tutela cautelare per il contribuente si potesse avere solo fino alla sentenza di primo grado (articolo 47, decreto legislativo 546/92). Anche se vi è un'incongruità del sistema, visto che per le sanzioni (articolo 19, comma 2, decreto legislativo 472/97) è ammesso richiedere istanza di sospensione fino al secondo grado di giudizio (commissione tributaria regionale). E le sanzioni derivano dalle imposte dovute, per cui è incongruo che per queste ultime la sospensione si fermi al primo grado, mentre per le penalità si arrivi al secondo.

La giurisprudenza comunitaria degli ultimi anni (sentenze Atlanta, Factortame, Zuckerfabrik, Kofisa Italia) ha più volte evidenziato la necessità di garantire ai cittadini la tutela cautelare in ogni stato e grado del giudizio, per evitare il rischio di una lesione del patrimonio quando si agisce in giudizio.

In questo senso sembra anche andare la sentenza della Corte costituzionale n. 217/2010 (17 giugno), con la quale vi sono state ampie aperture sulla possibilità di ottenere la tutela cautelare anche oltre il primo grado di giudizio. La sentenza valorizza il contenuto dell'articolo 49 del decreto 546, secondo il quale alle impugnazioni delle sentenze delle commissioni tributarie si applicano le disposizioni del codice di procedura civile, ma non quelle dell'articolo 337. Secondo la Corte questo non esclude che al processo tributario si applichino le eccezioni previste da questa norma, cioè il richiamo all'articolo 373 del Codice di procedura civile, e specificatamente le eccezioni di questo ultimo articolo, il quale a sua volta prevede la possibilità di sospensione della sentenza impugnata. Alla luce delle nuove disposizioni sulla concentrazione della riscossione nell'atto di accertamento e nelle sentenze, queste conclusioni devono ulteriormente essere aggiornate. Il motivo per il quale è stato escluso dal processo tributario l'articolo 337 del codice di procedura civile si deve al fatto che questa norma prevede l'esecutività della sentenza, e nel processo tributario le sentenze non sono attualmente esecutive. Di conseguenza, oggi, oggetto del provvedimento di sospensione non può mai essere la sentenza bensì il provvedimento impositivo conseguente (la cartella).

Con la riforma in vigore dal 1° luglio cambia tutto: anche le sentenze diventano esecutive. Per cui l'articolo 49 del decreto 546/92, nella parte in cui si esclude l'applicazione dell'articolo 337 del Codice procedura civile, deve intendersi abrogata. Questo apre alla possibilità di richiedere la sospensione cautelare (per imposte e sanzioni) anche dopo la sentenza della Ctp, con riferimento agli atti impositivi emanati dal 1° luglio, in relazione ai periodi d'imposta 2007 e successivi.

 

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