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Sentenze per bancarotta, la revoca è ad hoc


di Dario Ferrara 

False comunicazioni sociali e bancarotta documentale fraudolenta: l'imputato patteggia e si leva un peso. Ma poi, grazie alla riforma che ha riscritto le norme incriminatrici per alcuni reati societari, chiede la revoca della sentenza: il giudice dell'esecuzione non può negargliela senza verificare se alla base della condanna vi siano gli elementi richiesti dalle nuove disposizioni. In caso contrario scatta l'abolitio criminis. È quanto emerge dalla sentenza 18137/11 della prima sezione penale della Cassazione.

Successioni di legge nel tempo. La riforma contenuta nel dlgs 61/2002 non ha affatto abolito del tutto i reati di false comunicazioni sociali e di bancarotta fraudolenta impropria ma determina una successione di leggi nel tempo con l'effetto dell'abrogazione parziale per i fatti commessi prima dell'entrata in vigore della novella che non siano riconducibili alle nuove fattispecie criminose. Secondo l'imprenditore che ha patteggiato la pena, i fatti che gli sono stati contestati non possono più essere sussunti nel reato di bancarotta impropria oggi in vigore: mancano sia le «nuove» false comunicazioni sia il collegamento causale tra il reato societario e il dissesto della società.

Sarà il giudice del rinvio a stabilirlo. Di certo c'è che il giudice dell'esecuzione, invece di affermare e la sussistenza della continuità normativa fra vecchie e nuove disposizioni, avrebbe dovuto accertare se nel processo di cognizione siano stati contestati e ritenuti in sentenza i nuovi elementi specializzanti delle fattispecie: non lo ha fatto e, dunque, la parola torna al tribunale.

Tesi da verificare. Accolto il ricorso dell'imprenditore, secondo il quale, dopo l'intervento legislativo del 2002, quando sia stata avanzata istanza di revoca della sentenza per l'insussistenza del requisito delle soglie di punibilità, il giudice deve attenersi al criterio delle soglie percentualistiche e, se queste risultino improponibili per impossibilità del raffronto, a quello della alterazione sensibile.

Dall'esame della sentenza di patteggiamento emessa ai sensi dell'articolo 444 Cpp, è la tesi proposta dal reo che chiede la revoca della condanna, emerge che difettano entrambi i criteri discretivi: il contenuto letterale esclude che le imputazioni relative all'articolo 2621 c.c., possano rientrare nella fattispecie attualmente in vigore. Intanto l'imprenditore segna un punto a suo favore.
 

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