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Sentenze ok anche non firmate dal presidente

La sentenza tributaria di primo grado che riporta la sottoscrizione del relatore, ma non anche quella del presidente, non è affetta da nullità e ciò non costituisce valido motivo per la rimessione della causa al giudice provinciale, ex articolo 59 del dlgs n. 546/92.

È quanto afferma la Ctr Lombardia nella sentenza n. 1076/01/16.

L’Agenzia delle entrate proponeva appello contro una sentenza della Ctp di Lecco, che aveva accolto il ricorso proposto dal contribuente, annullando l’avviso di liquidazione originariamente impugnato. Quale motivo preliminare dell’impugnazione, l’appellante sosteneva che la sentenza di primo grado depositata in segreteria riportasse esclusivamente la firma del relatore e mancasse, invece, la sottoscrizione del presidente del collegio giudicante. A tal proposito, l’articolo 59 del dlgs 546/92 dispone che «la Commissione tributaria regionale rimette la causa alla commissione provinciale che ha emesso la sentenza impugnata nei seguenti casi: ( ) e) quando manca la sottoscrizione della sentenza da parte del giudice di primo grado».

La Ctr ha ritenuto, tuttavia, che l’assenza di una sola delle due firme non determini una «mancanza» in generale del requisito, bensì una mera «insufficienza» della sottoscrizione; vizio che non può comportare la rimessione al grado provinciale, né costituire motivo di nullità della sentenza. I giudici regionali richiamano, per avvalorare la propria decisione, le conclusioni raggiunte dalle Sezioni unite della Corte di cassazione, seppur rese in relazione ad una vertenza non tributaria.

In tal senso, deve distinguersi tra la mancanza di un requisito, che sta a significare la totale assenza dello stesso, e la mera insufficienza del requisito, che si verifica quando esso è presente in misura «incompleta». La sentenza che riporta una sola firma, perciò, non è affetta dalla mancanza del requisito, ma dalla insufficienza dello stesso. D’altronde, il fatto che manchi una sola delle due firme (e non entrambe) fuga ogni ragionevole dubbio sulla provenienza e riconducibilità della pronuncia alla commissione tributaria e ogni «reazione» giuridica ad un errore deve essere proporzionata alla «azione». In ragione di ciò, può concludersi che la mancanza di una delle due firme possa configurarsi quale mera dimenticanza e a tale vizio sarebbe illogico, nonché contrario al principio della ragionevole durata del processo, associare un rimedio così grave.

Benito Fuoco

[omissis] Nell’esaminare e decidere la preliminare eccezione di nullità della sentenza impugnata, per omessa sottoscrizione da parte del Presidente del collegio di primo grado, si rendono opportune alcune considerazioni. La Suprema Corte di cassazione, Sezioni unite, con la sentenza n. 11021 del 20/5/2014, seppur decidendo un caso diverso dal presente, ha statuito, che debba valorizzarsi la distinzione tra «mancanza» e «insufficienza « della sottoscrizione del giudice. [omissis]

Nel caso in esame, quindi, prendendo spunto dai principi enunciati dalle Sezioni unite della Corte di cassazione rilevato:

– che l’Ufficio non si è limitato, nei motivi di impugnazione, alla eccezione di nullità insanabile della sentenza, Commissione Tributaria Provinciale di Lecco n. 58.03,15 del 5/2/2015, per mancata sottoscrizione, ma ha anche lungamente motivato nel merito, in ordine alla erroneità della sentenza impugnata chiedendone la riforma;

– che la sentenza impugnata non è priva di tutte le sottoscrizioni, ma è manchevole solo della firma del presidente, per evidente pura dimenticanza;

– che tale sentenza n. 58/03/15 del 5/2/2015 indubitabilmente è riconducibile alla Commissione tributaria provinciale di Lecco, Sezione 3 nella composizione collegiale dei giudici [omissis];

– che il primo collegio, con la pubblicazione della sentenza si è spogliato del potere di decidere sulla domanda portata al suo esame, restando la sua potestà giurisdizionale esaurita in relazione alla specifica controversia, e pertanto non sarebbe possibile la rimessione allo stesso, per l’eventuale correzione dell’ errore;

– che occorre una rispondenza logica – cioè una proporzione – tra azione e reazione all’errore per dimenticanza;

– che un’interpretazione che sancisse la nullità assoluta della sentenza priva di una delle due sottoscrizioni sarebbe un formidabile vulnus alla ragionevole durata del processo;

ciò premesso, questo collegio ritiene che la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Lecco n. 58/03/15 del 5/2/2015, affetta, per le ragioni esposte, da nullità sanabile, sia stata di fatto ed a tutti gli effetti sanata per raggiungimento dello scopo ex art. 156 c.p.c., a fronte dell’impugnazione proposta dall’Ufficio che si è estesa anche alla trattazione del merito della questione, con salvezza del contraddittorio.

Deve quindi essere respinta la preliminare eccezione di nullità/inesistenza della sentenza per violazione dell’art 36, III comma del decreto legislativo n. 546 del 1992. [omissis].

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