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Sentenze in appalto agli avvocati

Decido io, ma spieghi tu. Già discutibile in un contesto quotidiano, la regola fa ancora più discutere in campo giuridico. Perché al ministero della Giustizia si sta riflettendo sull’opportunità di prevedere una scissione tra dispositivo e motivazione della sentenza civile, quanto a soggetto redattore. Ovvero, al giudice farebbe sempre capo la titolarità della stesura del primo, con le indicazioni dei punti di diritto e di fatto, che conducono alla decisione; ma la messa a punto delle motivazioni verrebbe affidata a un soggetto esterno, a un avvocato indicato dal Consiglio dell’ordine.
La novità, che allo stato non è ancora formalizzata, ha intasato nel corso delle ultime ore le mailing list dei magistrati. E ha totalizzato il pieno di contestazioni. Tanto da fare sottolineare come un progetto di questo tenore, se concretizzato, significherebbe semplicemente la fine della magistratura come organo dello Stato, confinandola a emettere ordini quantomeno sibillini che poi toccherebbe a qualcun altro interpretare e illustrare. E c’è chi ricorda come il conflitto con la Costituzione che (articolo 111, comma 6) impone la motivazione come elemento essenziale della giurisdizione, sarebbe evidente.
Un intervento che invece potrebbe risultare gradito all’avvocatura che, negli incontri della scorsa settimana, aveva da una parte ribadito l’avversione a uno degli elementi cardine del disegno di legge delega presentato dall’allora ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri prima di Natale, la motivazione a richiesta, e, dall’altra parte, aveva ricordato la massima disponibilità a coadiuvare la magistratura nell’affrontare i punti critici della giustizia civile. E l’attuale ministro Andrea Orlando, alla Camera, aveva precisato come il nodo della motivazione a richiesta «potrebbe risultare assorbito dall’adozione di ulteriori misure attualmente allo studio».
Dalla magistratura (ma l’avvocatura più attenta potrebbe convenire), almeno quella che si è mobilitata in queste ore, arriva una diversa lista delle priorità. Che non fa più leva sull'(ennesimo) intervento sul fronte processuale, ma mette in primo piano l’aspetto organizzativo. A partire dal decollo, finalmente, dell’ufficio del processo, da corroborare anche con magistrati onorari (previa introduzione della possibilità di affidamento di funzioni non giurisdizionali) e un recupero di personale di cancelleria che passerebbe dall’automazione della redazione del verbale di udienza, il cui funzionamento sarebbe affidato al controllo degli ausiliari. Da potenziare sarebbe poi, nello spirito del recupero di risorse, l’udienza a distanza. Come pure, in materia di trasferimento dei magistrati, andrebbe prevista la possibilità che il giudice prenda possesso del nuovo ufficio solo dopo che è stata destinata un’altra unità nell’ufficio di provenienza e comunque non oltre un periodo di tempo predeterminato dal decreto di assegnazione. Un maggior impulso dovrebbe poi ricevere il deposito telematico degli atti, sia di quelli introduttivi sia di quelli a carico delle parti e del giudice e cancelliere.
Sul versante dei protagonisti della giurisdizione, infine, viene ricordato come andrebbe introdotto il numero programmato per l’accesso alla professione forense e l’adeguamento degli organici dei magistrati.

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